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Studio Usa, allarme ftalati nel cibo da fast food

Allarme ftalati. Le sostanze chimiche – aggiunte dall’industria alla plastica per renderla più flessibile e sospettate di avere effetti nocivi sulla salute umana – sarebbero presenti in maniera significativa nel cibo dei fast food, esponendo chi lo consuma a un serio rischio. Rischio che una ricerca della George Washington University, condotta su quasi 9mila americani, ha quantificato in una ben precisa percentuale: secondo lo studio, infatti, chi ha consumato cibo nei fast food presenta livelli di ftalati più alti del 40% rispetto agli altri soggetti del campione.

Per la ricerca è stato chiesto ai 9mila soggetti coinvolti di compilare un questionario sul consumo di cibo, da consegnare nelle 24 ore precedenti un prelievo di urina. Le successive analisi del campione hanno quindi evidenziato che i livelli di ftalati erano più alti proprio nelle urine di chi aveva dichiarato di aver mangiato nei fast food.

 

Le sostanze tossiche migrano dagli imballaggi al cibo

I pericoli per la salute (gli ftalati sono dei perturbatori endocrini pericolosi soprattutto per i bambini) non derivano direttamente dal cibo ma dalle sue confezioni, dato che queste sostanze migrano con facilità dai prodotti all’organismo. Secondo gli studi più accreditati, la contaminazione degli alimenti avviene tramite la trasmigrazione degli ftalati dai materiali in PVC, i film per l’imballaggio alimentare e gli adesivi sugli involucri, gli inchiostri da stampa, i guanti utilizzati nella preparazione degli alimenti, i nastri trasportatori.

 

Ecco dove si trovano

Gli ftalati, utilizzati in maniera massiccia dall’industria della plastica da più di 40 anni, sono presenti in una grande varietà di oggetti: nei cibi, negli indumenti, negli articoli di cancelleria per la scuola (come gomme, astucci e zaini) e nei giocattoli per bambini.

A proposito di questi ultimi, ricordiamo che secondo un rapporto del 2012 del ministero della Salute l’utilizzo degli ftalati “non è consentito a concentrazioni superiori allo 0,1%, né nei giocattoli, né negli articoli destinati all’infanzia; il motivo della restrizione è dovuto al pericolo di esposizione che può derivare dal masticare o succhiare per lunghi periodi di tempo oggetti che contengono ftalati”.

 

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carla tropia

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