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Solfiti nel vino, l’Efsa pronta a rivedere i limiti di sicurezza

L’ Autorità europea per la sicurezza alimentare è pronta a rivedere il livello cumulativo di sicurezza attualmente stabilito per sette solfiti (anidride solforosa e sei solfiti) utilizzati come additivi nel vino: secondo l’Efsa l’esposizione in molti casi supera i livelli consentiti. La revisione sarà avviata quando verranno forniti dati, provenienti da nuovi studi, per colmare le lacune nelle informazioni, ridurre le incertezze e confermarne pienamente la sicurezza per i consumatori.

Non ci sono timori specifici, ma occorrono dati

L’attuale dose giornaliera ammissibile (dga) di 0,7 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo si applica cumulativamente a tutte le sette sostanze. Le stime dell’esposizione alimentare a queste sette sostanze per consumatori della maggior parte delle fasce d’età sono talvolta superiori a tale quantitativo, in particolare per i forti consumatori. Per questo motivo il gruppo di esperti scientifici dell’Autorità sugli additivi alimentari raccomanda che la dga temporanea di gruppo venga valutata nuovamente entro cinque anni, dopo aver effettuato nuovi studi per produrre i dati mancanti. Il gruppo scientifico suggerisce inoltre che l’etichettatura riporti l’effettivo livello di solfiti o anidride solforosa nei singoli prodotti per aiutare i consumatori sensibili o intolleranti a contenere la propria assunzione. La legislazione dell’Unione europea impone di indicare sulle etichette alimentari “contiene solfiti” senza specificarne la quantità, quando eccedano i 10 milligrammi per chilogrammo o per litro.

I limiti nel vino

Nel vino i solfiti sono impiegati come antimicrobici e antifungini e per stabilizzare il colore: possono essere aggiunti fino a 210 mg/l nei bianchi, fino a 160 mg/l nei rossi e 400 mg/l nei vini dolci.

 

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Valentina Corvino

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