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Canone tv, i consumatori vogliono lo stop

La bocciatura del decreto del Mise, attuativo della riforma del canone tv, sostanzialmente rimandato al mittente dal Consiglio di Stato con le indicazioni delle criticità rimaste insuperate, non poteva rimanere – e infatti non è rimasto – senza conseguenze.

Da un lato il sottosegretario Antonello Giacomelli a minimizzare le critiche come suggerimenti per migliorare il provvedimento, dall’altro la solenne stroncatura da parte delle opposizioni all’operato del governo.

 

Le reazioni dei consumatori

Ma al di là degli scontri politici, a farsi sentire sono soprattutto i diretti interessati: i cittadini chiamati a versare l’imposta.
A fare da megafono, come sempre, le associazioni dei consumatori, che denunciano il caos in cui è piombata questa vicenda e chiedono interventi urgenti. Insomma, questo canone in bolletta “non s’ha da fare”. Certamente non così com’è.

Ora che il Consiglio di Stato ne ha evidenziato tutte le mancanze (già abbondantemente segnalate proprio dalle associazioni dei consumatori in questo lungo periodo di gestazione), urge un cambiamento di rotta. Anzi, meglio abbandonare subito l’idea di inserire la tassa nella bolletta di luglio e far slittare la scadenza per la presentazione dell’autocertificazione. Questa sembra essere la posizione comune dei consumatori.

 

Rienzi: “Totale mancanza di informazioni”

Tra le reazioni più dure quella del Codacons, il cui presidente di Carlo Rienzi spiega: “Come conseguenza del parere del Consiglio di Stato, non sarà possibile inserire il canone in bolletta, almeno fino a che non saranno superate le pesanti criticità rilevate. Il Governo deve ora sospendere il decreto e apportare tutte le correzioni richieste dai giudici. L’unica cosa certa in mezzo ai tanti dubbi e alla totale mancanza di informazioni per i cittadini, è che sul canone Rai in bolletta regna il caos più totale, motivo per cui il Governo farebbe bene a rinunciare del tutto al provvedimento”.

 

Tascini: “Tornare a pagare con bollettino postale”

Anche l’Adoc, attraverso il presidente Roberto Tascini, chiede lo stop all’inserimento del canone Rai in bolletta, spiegando che i tempi per modificare la normativa appena bocciata “sono esigui”. Meglio, allora, che il governo adotti “la soluzione più saggia e favorevole ai consumatori: bloccare la normativa, fermando l’inserimento in bolletta del canone e lasciando inalterata la cara vecchia soluzione del pagamento con bollettino postale. Siamo sempre convinti, inoltre, che se si vuole veramente combattere l’evasione del canone, l’unico modo certo è ridurre sensibilmente il costo dell’imposta, portandolo a non più di 50 euro annui”.

 

Dona: “Convocare subito il CNCU”

Per l’Unione Nazionale Consumatori, poi, la bocciatura della normativa richiede delle correzioni che, a loro volta, non potranno che far slittare le scadenze previste per i vari adempimenti. In particolare, l’associazione chiede la convocazione del CNCU alla presenza del sottosegretario Giacomelli, lo slittamento al 31 maggio del termine per presentare la dichiarazione di non possesso del televisore e lo spostamento al 15 giugno della data entro la quale l’Acquirente Unico dovrà a sua volta trasmettere alle imprese elettriche tutte le informazioni necessarie all’ addebito del canone nella bolletta elettrica. “Altrimenti, è evidente che il Governo e il Parlamento dovranno modificare urgentemente la legge di stabilità, rinviando la scadenza di luglio per il pagamento della prima rata del canone. Sarebbe, anzi, più serio e logico tornare a prevedere, per il 2016, il pagamento in unica soluzione per il mese di ottobre”, conclude Massimiliano Dona, segretario di Unc.

 

Bertucci: “Il Governo faccia un passo indietro”

Infine, la posizione dell’Aduc, espressa sul proprio sito attraverso le parole dell’avvocato Emmanuela Bertucci che, a proposito delle criticità individuate sollevate dal Consiglio di Stato, sottolinea: “Tutte contestazioni che abbiamo già rivolto al Governo dall’emanazione della legge di stabilità e che ad oggi sono rimaste pressoché inascoltate, con la vaga rassicurazione che ‘il decreto chiarirà tutto’. Così evidentemente non è, e si torna ai blocchi di partenza. Cosa accadrà ora? Siamo a metà aprile, si riparte daccapo e il momento del primo addebito in bolletta si avvicina. Fino all’emanazione del provvedimento nessuno può far nulla, gli enti non possono scambiarsi i dati dei contribuenti, e le società elettriche non possono addebitare il canone in bolletta. Il boomerang sta tornando indietro e il nostro timore, se il Governo non deciderà di fare un passo indietro e di rinviare l’entrata in vigore delle nuove norme all’anno prossimo (prendendosi il necessario tempo per coordinare una macchina così complessa), è che il boomerang torni metaforicamente in fronte ai cittadini, che ne pagheranno (non metaforicamente) le spese”.

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carla tropia

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