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Allerte alimentari, quando vince l’omertà

Difetti di produzione, contaminazioni batteriche, presenza di corpi estranei, eccessiva concentrazione di pesticidi, errori in etichetta, mancanza di avvertenze sulla presenza di allergeni, errori nella data di scadenza. Ogni anno i prodotti alimentari (e non) ritirati dal mercato sono moltissimi. Non tutti, per fortuna, si rivelano verie e proprie emergenze sanitarie eppure qualche volta accade. Cosi è stato per i frutti di bosco surgelati che nella primavera del 2013 hanno provocato 400 casi di epatite A oppure l’allarme diossina nelle mozzarelle.

Il trait d’union di questi scandali è sempre stata la scarsissima trasparenza delle autorità sanitarie italiane. Nessun allerta pubblico, nessuna indicazione ai consumatori, semmai qualche ministro in tv ripreso mentre azzanna una coscia di pollo, una mozzarella, tanto per tranquillizzare l’opinione pubblica.

Tranquillizzare, è sempre stata questa la prima preoccupazione delle nostre autorità sanitarie. Meglio non turbare il mercato che tutelare i consumatori, insomma. Eppure la Valle d’Aosta che da anni pubblica in rete nomi e cognomi dei ritiri che avvengono localmente ci insegna che la trasparenza è possibile.

Un’inversione di tendenza sembra tuttavia possibile e forse a stretto giro. Entro il 2016, infatti, dovrebbe entrare in vigore un sistema di allerta sulla scia di quanto accade già in altri Paesi come Francia e Inghilterra.

Se un cibo viene ritenuto dannoso per la salute (intossicazioni, allergie, tossinfezioni, ecc) ed è già stato venduto, è previsto l’obbligo per l’operatore alimentare di avviare una procedura di richiamo, avvertendo immediatamente le Asl e i potenziali clienti tramite media, sito web, cartellonistica, social. Tra le informazioni che deve fornire, assieme al motivo del richiamo, ci sono quelle che permettono il riconoscimento del prodotto: marca, lotto, perfino fotografie.

È vero, i produttori più seri lo fanno già, ma non tutti. Il passo in avanti non da poco, è accompagnato da un’intenzione ancora più interessante: un sito web che contenga tutti i richiami in atto, in modo che i consumatori possano rapidamente avere le informazioni che possono tutelare la loro salute.

Ottime intenzioni, dunque, che colmerebbero una lacuna tutta italiana che prosegue da anni, e fa più male che bene a tutti. Quando trapela un allerta alimentare, infatti, in mancanza di informazioni certe si trasforma in scandalo e in panico e finisce per penalizzare gli acquisti dell’intero settore. Anche dei produttori che non sono coinvolti.

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Valentina Corvino

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