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Micotossine nella pasta Disney, parla l’azienda coinvolta

“Noi l’avevamo detto!”. Esordisce cosi Alberto Ritieni, professore di chimica degli alimenti presso l’Università Federico II di Napoli, che a maggio del 2010 ha curato per Il Salvagente le analisi che rilevarono livelli di deossinivalenolo, una micotossina tipica dei cereali, oltre i limiti consentiti per la prima infanzia (0-3 anni) in alcuni tipi di pasta che per formato e packaging facevano, invece, pensare di essere a loro destinati.

Prima Gs e Barilla, adesso…

Allora i campioni che risultarono positivi furono GS Topolino and Friends (450 ppb) e Barilla Piccolini Minipipe rigate (371 ppb). Delle referenze sequestrate oggi ritornano i personaggi Disney ma non i marchi GS – che nel frattempo ha fallito – e Barilla che, invece, ha scritto sulla confezione l’avvertenza di non far consumare il prodotto al di sotto dei tre anni. L’azienda coinvolta nel sequestro di oggi è Dalla Costa Alimentare che ha una linea dedicata ai bambini raffigurante i più famosi personaggi di cartoni animati, dalle principesse a Cars. Dall’azienda ci fanno sapere che i controlli risalgono a settembre 2014, data in cui è stato fatto il prelievo da parte della Forestale. A dicembre i campioni sono andati in analisi e – sostengono dall’azienda – da allora non hanno ricevuto più comunicazioni fino a marzo quando è stata chiesta loro la tracciabilità di alcuni prodotti.

Da quello che risulta al Test-Salvagente i prodotti che hanno mostrato valori di Don superiori a quelli imposti al baby food erano relativi alla linea kids  di Dalla Costa e non a quella destinata specificatamente ai bambini al di sotto dei 3 anni.

La legislazione è carente

“Con queste micotossine non si scherza – ammonisce il professore – nei bambini, che hanno un metabolismo ancora immaturo, possono causare una serie di problemi al sistema immunitario e respiratorio. Ovvio che dipende dall’accumulo”. Ritieni è convinto che così com’è la legislazione non funziona. In effetti la norma prevede un limite di 750 ppb per gli adulti e uno più restrittivo di 200 ppb per gli alimenti destinati alla prima infanzia (0-3 anni): questo significa che – per la legge – un bambino di 3 anni e un giorno ha lo stesso metabolismo di un adulto di 40 anni. “E’ una presunzione assurda” chiarisce Ritieni che suggerisce: “Dovrebbe essere prevista una fascia intermedia per un passaggio graduale da bambino ad adulto. Oppure, prevedere un limite unico a 200 ppb. Non esisterebbero casi come questo”.

Micotossine? Per la Iarc sono un’emergenza

La tossicità delle micotossine è nota. Meno se ne assumono, meglio è, sostiene l’Efsa, l’Agenzia europea sulla sicurezza alimentare. Inoltre, qualche giorno fa la Iarc ha posto l’accento sulla correlazione tra l’assunzione di micotossine presenti negli alimenti e nei mangimi e la possibile insorgenza di effetti nocivi di diverso tipo sulla salute umana e degli animali. L’Agenzia non parla del deossinivalenolo ma si sofferma su aflatossine e ocratossine e sostiene: in seguito all’azione lesiva delle micotossine sulle cellule, si possono avere diverse azioni negative per la salute. Nefrotossica, se agiscono sui reni (ocratossine), epatotossica, se agiscono sul fegato (aflatossine), mutagena quando provocano variazioni al materiale genetico (aflatossine), teratogena quando causano uno sviluppo anormale del feto (ocratossine) e cancerogena se inducono tumori (aflatossine, ocratossine e fumonisine). Alcune micotossine sono inoltre immunosoppressive e riducono la resistenza alle malattie infettive con azione quindi immunotossica (aflatossine, ocratossine). Per finire, la Iarc definisce la contaminazione da micotossine un’emergenza e sono anche una probabile concausa degli alti livelli di riduzione del tasso di crescita tra i bambini delle popolazioni più povere.

 

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Valentina Corvino

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