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Federconsumatori: 8mila euro l’anno la spesa per un universitario fuori sede

Quanto costa mandare un figlio all’Università? Che sia un impegno economico non indifferente, le famiglie lo sanno. Ma quella universitaria, nonostante il calo delle iscrizioni registrato negli ultimi tempi, resta pur sempre una strada intrapresa da migliaia di studenti ogni anno con la speranza di trasformare una buona preparazione in un buon lavoro. E per questo i genitori sono pronti ad “investire” sul futuro accademico dei propri figli. “Quanto” ce lo rivela il VI Rapporto Nazionale sui costi degli atenei italiani di Federconsumatori.

“Le spese che si affrontano per mantenere un figlio in un’altra città per motivi di studio sono decisamente importanti – commenta una delle autrici dello studio – e probabilmente influiscono nelle scelte dei ragazzi che preferiscono sedi meno onerose, rinunciando a spostarsi nelle città del nord, tendenzialmente più care delle altre. È anche vero, però, che in un’indagine statistica come la nostra non abbiamo potuto inserire l’elemento delle borse di studio che può influire positivamente sui costi”.

 

Tasse universitarie, Parma la più cara

La ricerca è stata suddivisa in due parti: la prima dedicata alle tasse imposte dagli atenei ai propri studenti, e la seconda agli altri costi (affitto, utenze, alimentazione, libri, socialità, trasporto).
Quanto alle tasse, a dire il vero, Federconsumatori ha rilevato che rispetto al 2014 gli importi sono rimasti pressoché invariati, se non leggermente in flessione per le fasce di reddito più basse. Gli Atenei più cari si confermano quelli del Nord Italia, con L’Università di Parma al primo posto, seguita da quella di Milano. I meno cari sono al Centro Italia.

 

Per i 600mila studenti fuori sede la spesa media è di almeno 8mila euro l’anno

Ma le differenze più significative si vedono a proposito degli altri costi analizzati da Federconsumatori con riferimento agli studenti fuori sede, ovvero i ragazzi (in Italia sono ben 600mila) che frequentano una sede universitaria in una provincia diversa da quella di residenza: in questo caso, a pesare sul conto finale non saranno solo le tasse universitarie e le spese per il materiale didattico, ma anche (e in maniera significativa) le spese per vitto e alloggio, per gli svaghi (pizzerie e locali, palestra e cinema) e per muoversi (abbonamenti al trasporto pubblico locale e spese per tornare periodicamente a casa saranno ovviamente a carico della famiglia).

In generale, mantenere un figlio in una sede universitaria lontana da casa significa sborsare mediamente 8mila euro all’anno (considerando un posto letto in camera doppia). Cifra che lievita a oltre 9mila euro (9.339,48 per la precisione) in caso di affitto di una camera singola.

 

Affitti salati a Roma e Milano

A proposito della singola voce “affitto”, su 13 città prese in considerazione i costi medi più salati si concentrano al Nord. Anche se la spesa più cara per una stanza singola si affronta a Roma (l’anno scorso al primo posto c’era Milano), con una media di 457,50 euro al mese, gli affitti più alti sono tutti al Nord: a Milano una doppia costa in media 315 euro al mese, a Firenze si spendono, sempre in media, 422,50 euro al mese per una singola e 260 per la doppia, a Bologna 398,30 per la singola, 245 per la doppia) e a Torino 362,50 per la singola e 232,50 in doppia.

Al Sud si risparmia sensibilmente: Bari, Palermo e Catania chiudono entrambe le classifiche con spese anche ben al di sotto dei 250 euro (una singola a Catania costa in media 200 euro; appena 127 euro una doppia a Palermo).

 

Spese quotidiane più basse al Sud

Anche le spese quotidiane variano molto da città a città, in relazione al costo della vita, certamente superiore al Nord rispetto al Sud dove per alimentazione, svago e cura della persona si spende meno.

 

Trasporto pubblico: più di 50 euro di differenza tra Roma e Palermo

Così anche per le spese di trasporto pubblico locale: se per un abbonamento di 10 mesi a Palermo occorre spendere 148 euro, a Genova, Roma, Bologna e Milano non si spende meno di 200 euro (rispettivamente: 255, 250, 220 e 200 euro).

Quanto ai costi per il rientro a casa degli studenti fuori sede, nella ricerca è stata considerata una media di 1 rientro al mese a un prezzo di circa 40 euro, per cui la spesa totale per 10 mesi all’anno è pari a 400 euro.

 

Per libri e materiale didattico le spese si allineano

Nelle spese per libri e materiale didattico, come fotocopie e dispense, invece non ci sono grandi differenze tra le varie aree geografiche.

Nella stima dei costi, l’indagine ha preso in considerazione anche l’acquisto di un pc/notebook/laptop (per una spesa di circa 600 euro), di cui è stata stimata una durata media di 4 anni: il costo medio annuo, quindi, è di 150 euro.
I costi di libri e materiale didattico sono stati stimati attorno ai 122 euro per ogni esame: per sostenere 6 esami in un anno, quindi, si spendono poco più di 730 euro. Ipotizzando un abbattimento del 25% grazie a prestiti e fotocopie si arriva a 550 euro annui: sommando a questa cifra i 150 euro per l’acquisto di un pc/notebook/laptop, si arriva ad un totale di 700 euro.

 

 

 

 

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carla tropia

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