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ViniVeri: a Cerea apre la kermesse sui vini naturali

Oltre il biologico, quanto di più vicino vi possa essere al puro e semplice “naturale”. Si svolge anche quest’anno a Cerea, a pochi chilometri da Verona, dall’8 al10 aprile, la manifestazione ViniVeri 2016-Vini secondo Natura.
L’altra Vinitaly, qualcuno l’ha definita così, ma la kermesse di Cerea è una proposta alternativa rispetto alla più tradizionale manifestazione delle eccellenze vinicole italiane, giunta ormai alla 50ma edizione, e che si tiene a Verona dal 10 al 13 aprile.

Viniveri apre le porte ai vini naturali e alla filosofia e metodologia produttiva che li caratterizza e che va oltre la certificazione biologica europea: perché il vino biodinamico è prodotto senza l’uso della chimica di sintesi in vigna e senza addizioni e stabilizzazioni forzate in cantina (che invece sono legislativamente ammesse, anche se in minima parte, nella produzione del vino bio). Il più “naturalmente” possibile, appunto.

“Riconosciamo il valore attrattivo di Vinitaly – ci dice Giampiero Bea, presidente del Consorzio ViniVeri – ma la nostra ambizione è quella di camminare con le nostre gambe. Anche per questo, pur mantenendo l’appuntamento annuale nel veronese e nello stesso periodo in cui si tiene Vinitaly, stiamo pian piano cercando di smarcarci ad esempio anticipando di qualche giorno l’apertura della nostra manifestazione, i cui costi tra l’altro sono a nostro totale carico, non prendiamo alcun contributo”.

E che il movimento sia “in salute” ce lo conferma il crescente interesse che vi ruota attorno. Ogni anno nuovi produttori si accostano al metodo naturale con buoni risultati anche in tema di vendite. “Il nostro problema, paradossalmente, è produrre, non vendere”, ci racconta Chiara Vigo dell’azienda vinicola Fattorie Romeo del Castello di Randazzo, paesino dell’Etna, che è tra i circa cento espositori di quest’anno presenti a Cerea. “Lavoriamo su ordinazione e le richieste, soprattutto dall’estero, sono superiori a ciò che possiamo offrire”, conclude Chiara.

 

Il programma della manifestazione 2016

La tredicesima edizione di ViniVeri 2016-Vini secondo Natura, salone di degustazione di vini e prodotti alimentari ottenuti da processi naturali si svolge dall’8 al 10 aprile nella consueta cornice dell’Areaexp “La Fabbrica”, nel cuore della cittadina di Cerea, a pochi chilometri da Verona.

Tante le iniziative, con degustazioni guidate, cene e interventi sui temi della salute, dell’identità e della riconoscibilità dell’autenticità del vino.

Si inizia venerdì 8 aprile, alle ore 18, con un incontro-dibattito moderato da Giampiero Bea che vede protagonisti vignaioli e produttori di vino secondo natura italiani ed europei. Un confronto, attraverso lo scambio di esperienze, sulle buone pratiche e sulle novità circa la proposta dell’etichetta trasparente – che proprio grazie all’azione svolta dal Consorzio Viniveri per avere la possibilità di riportare l’elenco degli ingredienti sull’etichetta del vino – ha trovato l’importante sostegno di Legambiente e della presidenza di Federconsumatori.

Durante l’incontro verrà presentata la petizione “Salvaguardiamo la nostra salute. No ai Glifosati” lanciata da Giacomina Maltempi su Change.org e condivisa, sostenuta e promossa dal Consorzio Viniveri. “Teniamo moltissimo a questa iniziativa – ci spiega Bea – e pensiamo che sia una di quelle occasioni in cui mostrarci tutti uniti, con una posizione comune che mostri la forza di tutte le associazioni, non solo del settore vinicolo, che lavorano nel rispetto dell’ambiente e della salute e alle quali rivolgo un appello per sottoscrivere la petizione contro il glifosato. Su temi così delicati e importanti per il nostro futuro, far sentire un’unica voce vale più di tante fiere che si possono organizzare insieme”.

 

La “filosofia” del vignaiolo naturale

Si diceva della filosofia che sta dietro a una produzione biodinamica: il viticoltore “naturale” preserva il territorio, mantiene gli equilibri naturali e la biodiversità, rafforza la resistenza naturale delle piante e rispetta i cicli della natura. Un impegno difficile ma appassionante.

Tutti i produttori sono uniti da un profondo rispetto per la natura, ma poi (e questa è un’ulteriore ricchezza), ogni vignaiolo produce il vino secondo le proprie esperienze e tradizioni, con metodi spesso molto diversi derivanti da culture differenti, cosicché il frutto del suo lavoro è sempre un vino unico che rispecchia il territorio di provenienza, l’annata, il particolare metodo di produzione.

 

Nessuna certificazione, basta la parola

Nessuna certificazione per i vini naturali. E i vignaioli così vogliono. Perché quel che conta, per loro, è la parola data, l’impegno a produrre un vino assolutamente naturale, anche perché alla fine quello che conta non è solo il gusto ma anche la nostra salute. Territori e piante che non subiscono trattamenti sistemici chimici calendarizzati e vini che non contengono addizioni di sostanze estranee alla frutta d’origine, né fatti attraverso processi dominanti, banalmente, sono più sani dei vini convenzionali.

 

La “regola” del Consorzio

La “regola” che i vignaioli si sono autoimposti non prevede infatti distinzione tra metodi “bio” o “non bio”, ma indica semplicemente le azioni che permettono a una produzione di esprimersi pienamente e raggiungere l’obbiettivo di ottenere un vino in assenza di accelerazioni e stabilizzazioni, recuperando il miglior equilibrio tra l’azione dell’uomo e i cicli della natura.

Il vignaiolo che intende far parte del Gruppo Viniveri deve applicare sull’intero ciclo di produzione e su tutta l’attività aziendale le seguenti regole.
Nel lavoro in vigna sono banditi diserbanti e/o disseccanti; concimi chimici; viti modificate geneticamente. Si devono introdurre nei nuovi vigneti piante ottenute da selezione massale; si devono coltivare vitigni autoctoni; si devono utilizzare, per i trattamenti contro le malattie, prodotti ammessi dalle norme in vigore in agricoltura biologica. In ogni caso sono esclusi tutti quelli di sintesi, penetranti o sistemici; e la vendemmia deve essere manuale.

Nel lavoro in cantina: si devono utilizzare esclusivamente lieviti indigeni presenti sull’uva ed in cantina, con esclusione dell’apporto di qualsiasi prodotto di nutrimento, sostentamento, condizionamento come vitamine, enzimi e batteri; è escluso ogni sistema di concentrazione ed essiccazione forzata; l’uva deve appassire naturalmente all’aria, senza alcun procedimento forzato; è bandita ogni manipolazione tesa ad accelerare e/o rallentare la fermentazione naturale del mosto e del vino; la fermentazione deve avvenire senza controllo della temperatura; è esclusa ogni azione chiarificante e della filtrazione che altera l’equilibrio biologico e naturale dei vini; e la solforosa totale non potrà mai essere superiore ad 80 mg/l per i vini secchi e 100 mg/l per i vini dolci.

 

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carla tropia

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