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Referendum “trivelle”, quanto ne sanno gli italiani all’estero?

Gentile Direttore,
sono una giornalista italo – brasiliana di Londrina, stato del Paranà in Brasile. Ho ricevuto la scheda per votare per il Referendum del prossimo 17 aprile che riguarda il mare e le coste italiane. Ovviamente ho cercato ulteriori chiarimenti al riguardo, ma nelle pagine dei vari consolati di Rio, San Paolo e Brasilia non ci sono informazioni aggiuntive su un argomento così importante.
Mi chiedo, con tutta la popolazione in Brasile con doppia nazionalità chiamata a votare, siamo sicuri che ci siano state date tutte le informazioni necessarie? Che sia chiaro cosa significhi votare Sì oppure No? Io temo che ci sia molta disinformazione.
Grazie, Valeria Giani

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La nostra amica italo-brasiliana pone una questione reale e delicata. Sono tantissimi gli italiani all’estero che stanno ricevendo in questi giorni le schede per votare il referendum del 17 aprile, ma quanti possono dichiararsi davvero informati sull’argomento?

La totale assenza di dati e approfondimenti utili per orientarsi sulla votazione, così come segnalata da chi ci scrive, dimostra la lontananza del governo dai nostri connazionali che risiedono all’estero, poco o per nulla considerati – a quanto pare – per essere informati su un referendum.

Il tema, tra l’altro, è di quelli delicati: confermare la fine delle operazioni di estrazione di gas e petrolio delle piattaforme entro le 12 miglia marine alle scadenze già previste dalle varie concessioni oppure prorogarne l’attività fino all’esaurimento dei giacimenti.
Per bloccare le trivelle bisogna votare Sì, per farne continuare l’attività, invece, bisogna votare No. In gioco ci sono interessi importantissimi, come quelli della tutela ambientale, da una parte, ma anche l’esigenza di mantenere migliaia di posti di lavoro dall’altra.
In ogni caso, non si tratta di argomento da poter prendere alla leggera, servono piuttosto informazioni sostanziali, precise e chiare per permettere ai cittadini all’estero di dare un voto consapevole.

Ma l’informazione, appunto, sembra essere rimessa unicamente alla volontà o curiosità del singolo, costretto a ricercare informazioni per suo conto.
In mancanza di una campagna informativa ufficiale, chiara e completa, l’invio delle schede per votare ci sembra un’operazione puramente formale che di certo non invoglia nessuno a recarsi alle urne.

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carla tropia

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