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Lav: “fermiamo l’orrore negli allevamenti dei suini”

Ancora una volta la Lav conduce un’indagine choc che costringe ad aprire gli occhi sull’orrore di alcune pratiche seguite negli allevamenti italiani. Stavolta l’attenzione è puntata sugli allevamenti intensivi di suini, dove gli animali vengono sottoposti a crudeltà di cui difficilmente i consumatori sono al corrente, come la mutilazione di testicoli, denti e coda e ripetute iniezioni di ferro.

Tutto incredibilmente legale, come la terribile prassi della castrazione chirurgica cui gli allevatori ricorrono per evitare che le carni, una volta cotte, sviluppino un odore particolarmente forte (l’odore di verro), dovuto a un ormone presente nei maschi adulti. In particolar modo, il ricorso alla castrazione chirurgica è maggiore laddove, per particolari produzioni (come quelle del Prosciutto di Parma, del San Daniele o del Consorzio Gran Suino Padano) sia necessario che i suini raggiungano una certa età e peso (9 mesi per 160 kg) prima della macellazione, una condizione correlata a una maggiore probabilità che nelle carni si sviluppi l’odore di verro.

Ma la realtà è che di questa pratica orribile si potrebbe benissimo fare a meno: il rischio che si sprigioni l’odore è già di per sé molto basso, solo il 3,31%, e potrebbe tranquillamente diminuire se si migliorano proprio le condizioni di allevamento e alimentazione dei suini.

Soluzioni logiche e civili cui però sembrano assolutamente sorde le lobby zootecniche e industriali che continuano imperterrite a ignorare le alternative più rispettose della vita e della salute degli animali, continuando a utilizzare una prassi così violenta, diffusa e tollerata non solo in Italia ma in tutta Europa.

Eppure gli esempi positivi che dimostrano che un’alternativa è possibile ci sono: Regno Unito e Irlanda, innanzitutto, dove quasi il 100% dei suini maschi non è castrato; poi Spagna e Portogallo, con una quota dell’80% ; e infine i Paesi Bassi, dove sfuggono alla castrazione il 65% dei suinetti maschi.

 

Video choc

Ma al di là di queste isole felici, l’Europa è tristemente ferma nel continuo ricorso alla castrazione chimica, i cui effetti devastanti sono stati registrati appunto dall’indagine della Lav, condotta sotto copertura tra giugno 2015 e gennaio 2016, in allevamenti delle province di Brescia, Cremona, Lodi e Mantova: telecamere nascoste hanno registrato situazioni agghiaccianti, con cuccioli (con meno di una settimana di vita) che vengono castrati senza anestesia, suini che subiscono il taglio di coda e denti, iniezioni di ferro, e infine l’affollamento e la malattia, purtroppo molto diffusi nell’industria suinicola intensiva.

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iniezioni di ferro

I risultati dell’inchiesta, il cui titolo è “Le cruente ‘abitudini’ negli allevamenti di maiali” sono stati presentati il 10 marzo dal Vice Presidente Lav Roberto Bennati a Strasburgo, nel corso di un incontro dell’Intergruppo del Parlamento UE per il benessere e la protezione degli animali.

 

I numeri degli allevamenti in Europa e in Italia

Sono quasi 250 milioni in Europa i maiali macellati ogni anno, e ben il 77,9% si trova in allevamenti intensivi.

In Italia, secondo dati Istat, nel 2010 vi erano più di 26mila allevamenti di suini, con il 77% dei suini allevato con pratiche intensive (in stabilimenti con più di 2mila animali, per la gran parte concentrati in Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto).

La castrazione chirurgica, sempre in Italia, riguarda il 100% dei suinetti maschi e, se effettuata entro il settimo giorno di vita dei cuccioli, può essere praticata da semplici operai, non richiedendo né anestesia né la presenza di un veterinario.

 

Abolizione della castrazione entro il 1° gennaio 2018

La prima presa di posizione ufficiale contro la castrazione chirurgica dei suini risale al 2009, quando la Federazione europea dei veterinari (Fve) ha proposto lo stop alla pratica e l’adozione dell’immunovaccino (la federazione italiana, all’epoca, non votò la mozione).

Alla richiesta della Fve ha risposto, un anno dopo, la Commissione Europea con la dichiarazione “Boars 2018”, sottoscritta anche dall’Italia, che ha l’obiettivo di vietare in Europa la castrazione chirurgica dei suini entro il 1° gennaio 2018.

La scadenza, dunque, si avvicina, ma i dati registrati dal 2010 a oggi (anni che dovevano servire per preparare il terreno alla definitiva abolizione della pratica) non sono incoraggianti: nel 2014 la percentuale dei suini sottoposti a castrazione chirurgica, pur diminuita dal 79% del 2010, era ancora predominante attestandosi al 67% (ovvero, 83milioni di suini maschi sui 124milioni allevati in Europa).

Per questo la Lav vuole tenere alta l’attenzione sulla questione: “L’Europa dei cittadini sta cambiando e chiede alle Istituzioni nuove politiche di rispetto degli animali e dell’ambiente – ha dichiarato il Vice Presidente Lav Roberto Bennati – gli allevamenti intensivi sono sistemi industriali fortemente orientati alla produttività, dove agli animali viene riservato tanto rispetto… da mutilarli e macellarli! E’ ora di superare questi sistemi di sfruttamento di esseri viventi e di abolire per sempre prassi inaccettabili, come le mutilazioni: ce lo chiedono innanzitutto i cittadini-consumatori, sempre più consapevoli, che stanno gradualmente ma inesorabilmente determinando una ‘rivoluzione verde’ sostituendo le proteine animali con quelle vegetali, che non comportano sofferenza per i viventi, molto più rispettose della salute umana e sostenibili per l’ambiente: uno sviluppo sicuramente inarrestabile”.

 

 

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carla tropia

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