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Cosa nasconde l'”invasione” dell’olio tunisino

Accelerando i tempi, stamane il Parlamento europeo ha dato il via libera all’ingresso nel territorio comunitario di 70mila tonnellate in più di olio tunisino che nei prossimi due anni sarà libero dai dazi doganali. Non è la prima volta che vengano aumentate le quote “duty free” dal Nord Africa, anzi. In media la quota di olio che può essere importato liberamente – senza dazi – dal paese magrebino è pari al 50% della produzione tunisina. Vero è che l’aumento delle quote deciso oggi da Strasburgo ha raggiunto una cifra record. E fa bene Coldiretti a parlare di “aumento del rischio frodi per i consumatori”. Tuttavia ogni anno in un blend di extravergine può finire prodotto tunisino. Il problema non è la provenienza dell’olio (se chiaramente ben dichiarato in etichetta); il problema sta nella tendenza sempre più spicccata di un settore, quello dell’extravergine, a “produrre” contraffazioni. Spesso proprio made in Italy.

Il provvedimento è passato a Strasburgo a larga maggioranza (500 i sì) e sono state approvate anceh delle modifiche migliorative proposte dai parlamentari italiani: l’obbligo di tracciabilità del prodotto tunisino, il divieto di proroga oltre i due anni previsti e una valutazione a medio termine della Commiissione Ue per verificare eventuali danni ai produttori europei.

La polemica però resta. E mentre non si placa la protesta contro la decisione del Parlamento europeo, ci torna alla mente la recente inchiesta di Grosseto, condotta dal Corpo forestale dello Stato e coordinata dalla procura del capoluogo, sul falso Igp Toscano, ottenuto usando olio pugliese e greco, ci racconta come l’Italia dell’olio “si sa fare male  da sola“. E non è un caso purtroppo. Negli ultimi mesi i precedenti non sono mancati. A ottobre è partita l’inchiesta di Guariniello scaturita dalle analisi del Test-Salvagente contro 7 big dello scaffale italiano etichettati come extravergini ma declassate dal panel test dell’Agenzia delle Dogane a semplici vergini. Poi a dicembre  il maxi sequestro ordinato a dicembre dalla Procura di Bari di 7mila tonnellate di falso “100% Italiano” ottenuto miscelando oli extracomunitari. Ora l’inchiesta sul falso Igp Toscano orchestrata – parrebbe – da una parte importante degli stessi soci del consorzio di tutela che avrebbero etichettato come Toscano olio greco e pugliese.

Insomma non vorremmo che la protesta contro l’invasione del tunisino sia per qualcuno – non è Coldiretti – il modo per distogliere l’attenzione contro i furbetti dell’olio made in Italy.

 

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enrico cinotti

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