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Casa, dove sono finiti i soldi dell’ex-Gescal?

Sfrattare una famiglia da un alloggio può costare anche 5mila euro alle forze dell’ordine. Eppure ci sono alloggi vuoti, alcuni blindati con pannelli di due metri fusi a caldo, invalicabili. Nonostante tutto questo i soldi per l’edilizia popolare ci sono. E molti. Eppure mentre si tengono le famiglie fuori dagli alloggi magari dentro questi alloggi – vuoti – funzionano i riscaldamenti. Eppure, eppure, sono molti gli eppure in questa vicenda. Eppure… le famiglie finiscono in strada per morosità incolpevole perdendo dignità e capacita di progettare un reinserimento.

IL CONTO CORRENTE 28128

L’emergenza abitativa è sotto gli occhi di tutti, gli sfratti e le famiglie coinvolte sono più di 50mila. Ma, come anticipato, i soldi per l’edilizia pubblica ci sono, come ha rivelato il Test-Salvagente in edicola. I fondi sonoo su questo conto: il c/c 28128 della Cassa depositi e prestiti (Cdp), dove ci sono più di 2 miliardi e mezzo di euro. È stato arduo se non quasi impossibile avere questi dati, nell’epico rimpallo di responsabilità tra Cdp e Regioni, le quali ci hanno tenuto a smarcarsi e a girare alla Cassa depositi le responsabilità di dare visibilità a questi carte.
Noi le carte le abbiamo avute lo stesso: non da chi avrebbe dovuto darcele. Quello che abbiamo scoperto è che questo è un fondo vincolato, può essere utilizzato solo per l’edilizia popolare, eppure questi soldi sono lì fermi, ibernati. Da quasi 20 anni. Un paradosso inspiegabile, sono soldi che i lavoratori hanno cacciato di tasca propria, dalla busta paga, fino al 1996. Da quell’anno in poi sono cessati i prelievi in busta per rimpinguare il fondo Ex-Gescal. Questi soldi servirebbero per tamponare una situazione d’emergenza (circa un milione di nuclei per Nomisma sono in disagio abitativo) che si porta appresso più di 150.000 richieste di esecuzione e quasi 80.000 provvedimenti di sfratto. E questo solo nel 2014. Da allora i dati non sono mai scesi sotto la soglia di allerta. Dal 2013 al 2014 si è registrato un aumento del 14% di esecuzioni, il dato è cresciuto anche nel 2015 e non c’è da sperare in novità per il 2016. Non è un caso che la maggioranza di questi sfratti (69.015 su un totale di 77.278) sono avvenuti per morosità – in- colpevole – e cause connesse. Nella maggioranza dei casi si tratta di sfratti in città: Torino, Milano, Venezia, Verona, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Catania e Palermo, da sole raccolgono circa il 41% dei provvedimenti di rilascio emessi in tutto il territorio nazionale.

FONDI CONGELATI

I soldi dunque ci sono, ma non si usano. Dall’ultima ricognizione della Cdp tra giacenze (1.017.779.954 di euro) ovvero soldi fermi, e competenze ovvero soldi assegnati ma non spesi (1.347.168.302 euro) e i GiroFondi – da avere dal ministero dell’Economia e delle Finanze e dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti – che sono altri 356 milioni di euro, si arriva a una cifra importante. E questi sono i soldi in circolazione. Più fermi che in circolazione a dire il vero. La somma supera i 2 miliardi e mezzo. Alcune regioni li hanno usati anche sapientemente, altre invece questi fondi li hanno lasciati a impolverare nel baule.

Sul perché non vengano usati un’idea chiara ce l’ha Angelo Fascetti, sindacalista Usb dell’associazione inquilini Asia: “I soldi non vengono usati per non fare concorrenza all’edilizia privata”. Le regioni meno virtuose sono la Puglia con quasi 313 milioni di euro da spendere, e di competenza altri 329 milioni. La Sicilia ha 231 milioni fermi in giacenza, e altri 234 in competenza. Il Lazio ha 198 milioni congelati e altri 256 milioni li ha virtualmente assegnati ma non li ha spesi, mentre altri 30 milioni devo tornare dal GiroFondi: sommando arriviamo quasi a 500 milioni di euro. L’Abruzzo con il terremoto dell’Aquila, avrebbe tutte le ragioni per usare questi fondi. E invece resta paradossalmente ancora al palo con 16 milioni di giacenza fermi, e altri 25 milioni di competenza a cui aggiungendo 9 milioni dal GiroFondi Mef e Mit, si arriva a 50 milioni di euro circa a mezz’aria.

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Peter D'Angelo

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