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Francia, abitare vicino a un frutteto espone a un cocktail di pesticidi

Le sostanze chimiche utilizzate senza risparmio nelle coltivazioni agricole intensive non sono dannose solo per la natura e per chi direttamente le utilizza, ma anche per chi, suo malgrado, vive in prossimità di campi e vigne.
Un effetto nocivo passivo davvero esplosivo, rilevato dallo studio condotto in Francia da Générations futures, un’associazione specializzata nel campo dei pesticidi.

LA RICERCA

Nel luglio 2015, l’associazione ha condotto infatti una ricerca su 22 abitazioni situate vicino a frutteti, vigne e colture di cereali, chiedendo a chi vi abitava di raccogliere – con una speciale attrezzatura fornita dal laboratorio Kudzu Science – i residui dei prodotti fitosanitari che si accumulavano in casa loro.

I risultati, resi noti nei giorni scorsi, sono stati allarmanti. Le analisi hanno infatti rivelato che gli occupanti di quelle case vivono sostanzialmente immersi in un bagno di polveri di pesticidi.

In media, sono stati rilevati 20 prodotti chimici per abitazione: 14 nelle case vicino alle grandi colture di cereali, 23 in quelle vicino ai frutteti e 26 nelle abitazioni confinanti con le vigne. Su 61 sostanze analizzate, 39 si sono rivelate potenziali perturbatori endocrini, alcuni sospettati di essere collegati all’insorgere di certi tumori (alla prostata, al seno), altri accusati di influire negativamente sul sistema ormonale (aumentando il rischio di obesità e diabete), sulla fertilità e sullo sviluppo del feto.

COCKTAIL ESPLOSIVO DI PESTICIDI

Oltre alla permetrina, nelle “bombe insetticide domestiche” il laboratorio ha rinvenuto, in quasi tutti i campioni analizzati, il tebuconazolo (un fungicida) e il dimetomorf (utilizzato contro la peronospora, un fungo che colpisce le colture).
Inoltre, i ricercatori hanno trovato una percentuale significativa di clorpirifos (un insetticida) e di diuron (un altro erbicida, tra l’altro vietato in Francia dal 2008).

I RISCHI MAGGIORI IN PRIMAVERA E IN ESTATE

Una seconda serie di campionamenti effettuati nel gennaio 2016 ha mostrato che la concentrazione di queste molecole diminuisce significativamente in inverno, ovvero lontano dai picchi di irrorazione dei pesticidi che si raggiungono in nei periodi più caldi (si sono contati fino a 20 trattamenti tra marzo e settembre).

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carla tropia

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