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Olio, la Camera dice no alla depenalizzazione delle frodi

La Camera dice no alla depenalizzazione delle frodi nell’olio made in Italy. Per le commissioni Agricoltura e Giustizia di Montecitorio che hanno approvato oggi  un parere votato all’unanimità, deve rimanere un reato, una frode in commercio, dichiarare che un extravergine è “100 italiano” quando magari è una miscela di oli comunitari o extracomunitari. Soddisfatta l’onorevole Colomba Mongiello, deputata del Pd e madrina della cosiddetta legge “Salva olio” (9/2013): “L’olio unisce il Parlamento e questo voto, espresso all’unanimità dopo aver ascoltato tutti i soggetti della filiera olivicola, testimonia il nostro impegno a tutelare il made in Italy e la sicurezza dei consumatori“.

Basta una multa?

Sul pericolo di un colpo di spugna ai danni dei produttori onesti e dei consumatori era intervenuto nei giorni scorsi addirittura il New York Times mentre e a difendere l’impostazione del provvedimento è rimasto solo il capo dipartimento dell’ICQRF (la Repressione e frodi del ministero delle Politiche agricole), Stefano Vaccari che in molti hanno indicato come l’autore della riforma.

Ma qual è la posta in gioco? Oggi la frode in commercio, come indicare che un olio è “100% made in Italy” quando non lo è, è un reato penale punito ai sensi degli articoli 515 e 517 del codice penale.  Ora invece lo Schema di decreto legislativo “Recante disposizioni sanzionatorie per la violazione del regolaemento Ue n.29/2012”, presentato dal ministro Boschi per riformare il sistema sanzionatorio nel settore oleicolo e sottoposto dal governo a parere parlamentare (atto 248, trasmesso in Senato il 20 novembre scorso), vorrebbe che chi “non rispetta l’obbligo di indicare in etichetta e nei documenti la designazione dell’origine, nonchè la difforme designazione dell’origine anche ricorrendo a segni, figure o altro” sia punito semplicemente “con una sanzione amministrativa da 3.500 a 18mila euro“. È quanto prevede l’articolo 4 dell’atto di governo n.248 che ha suscitato molte proteste. In molti infatti si sono chiesti perchè il governo voglia agevolare chi truffa i consumatori e penalizza il made in Italy.

“Non abbassiamo la guardia”

Il voto espresso oggi tuttavia lascia sperare in una marcia indietro.  “Non è il momento di abbassare la guardia su frodi e contraffazioni – dichiara la Mongiello – proprio quando il governo è impegnato a difendere l’originale made in Italy. Occorre punire severamente chi danneggia l’immagine dell’Italia all’estero”. La sanzione penale è uno strumento strategico della lotta alla contraffazione e all’italian sounding nel settore olivicolo. “Sostituirla – conclude la deputata del Pd – con il rischio di una contravvenzione pecuniaria indebolirebbe il sistema delle tutele costruito con la legge ‘Salva olio'”.

Da un punto di vista giuridico il parere espresso della Camera vincola il governo a prevedere la sanzione pecuniaria solo nel caso in cui non si configura un reato penale. Pertanto la clausola “Salvo che il fatto costituisca reato” deve essere inserita nelle disposizioni sanzionatorie di cui agli articoli 2, 3 e 4, commi 2 e 3: in altre parole se la condotta fraudolenta è punibile penalmente si continuerà a procedere col codice penale e non con una semplice multa.

 

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enrico cinotti

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