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Glifosato anche nel miele, la minaccia globale del pesticida Monsanto

Che sia una minaccia mondiale oramai sono in pochi a metterlo indubbio. Che si trovi un po’ ovunque, anche come contaminazione accidentale sembra oramai provato. L’inquinamento non troppo silenzioso del glifosato spaventa sempre di più. Dopo le birre tedesce, le farine tedesche, perfino le garze sterili argentine, per esempio, tocca al miele.

A scoprire ancora una volta come l’erbicida della Monsanto non risparmi niente e nessuno i ricercatori della Boston University e Abraxis LLC che hanno trovato tracce significative del pesticida nel 62% dei mieli convenzionali e nel 45% dei mieli biologici. Inevitabile, spiegano gli scienziati, dato che la molecola classificata come probabile cancerogeno dalla Iarc (ma assolta tra le polemiche dall’Efsa) è talmente diffusa che anche le api che bottinano su terreni biologici non possono eitarla durante i loro voli.

Una minaccia ben presente al mondo del miele, anche italiano, che ha spinto Unapi, l’associazione che ne raccoglie una parte significativa, a firmare il 22 febbraio una lettera ai ministri competenti italiani per chiedergli di vietare sul territorio nazionale la produzione e l’uso del glifosato e opporsi a una nuova autorizzazione europea. Una lettera che fa seguito a una richiesta dell’11 settembre 2015 in cui il tavolo delle Associazioni Ambientaliste e dell’agricoltura Biologica aveva richiesto un  provvedimento urgente alle istituzioni italiane. “Purtroppo ad oggi dobbiamo prendere atto che né il Governo né le Regioni hanno dato nessuna risposta al riguardo – scrivono le associazioni – e  non è stata presa in considerazione la possibilità di vietare la produzione e l’uso di tale principio attivo”.

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Riccardo Quintili

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