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Passate di pomodoro, le migliori nel nostro test

Alzi la mano chi riesce a fare a meno di un bel piatto di pasta col pomodoro. Nessuno. Per questo motivo abbiamo dedicato la copertina del numero in edicola al re dei condimenti: il pomodoro. In particolare, abbiamo portato in laboratorio 16 passate tra i marchi più diffusi (in ordine alfabetico: Alce nero – Carrefour – Cirio – Conad – Coop – Cuore mediterraneo Todis – De Cecco – De Rica – Delizie del sole Eurospin – Divella – Italiamo Lidl – Mutti – Petti – Pomì – Valfrutta bio – Valfrutta vellutata) alla ricerca di pesticidi e muffe. Non solo, abbiamo messo alla prova il potere “condente” delle passate stilando, così, una classifica di quelle che riescono a garantirci il migliore successo a tavola. Molte le conferme ma non sono mancate le sorprese: in generale, la qualità dell’offerta commerciale è più che soddisfacente.

Il pericolo cinese

Nel numero in edicola parliamo anche del pericolo cinese. Il pomodoro è stato uno dei primi prodotti presi di mira dall’invasione cinese: il paese asiatico ha iniziato la produzione di pomodoro nel 1990 e negli anni questa è cresciuta a ritmi vertiginosi. Per arginare il fenomeno nel 2005 con il decreto del 23 settembre firmato dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali ha introdotto l’obbligo di indicazione in etichetta dell’origine in tutte le confezioni di passata in vendita.

Una normativa accolta con favore da tutti i piccoli e grandi produttori del nostro paese. O quasi da tutti. In questi dieci anni, infatti, non ci siamo fatti mancare scandali alimentari che hanno riguardato alcune aziende di trasformazione colte a utilizzare un semilavorato cinese, magari per poi spedirlo in giro per il mondo come prezioso prodotto italiano. Lorenzo Bazzana è il responsabile ortofrutta della Coldiretti: “La normativa di per sé sarebbe sufficiente ma è necessario che sia accompagnata da controlli stringenti e continui”.

Mai abbassare la guardia

Non bisogna mai abbassare la guardia perché è accertato basta guardare i movimenti doganali che in Italia entra ogni anno una valanga di concentrato di pomodoro: 145mila tonnellate. È vero che una parte di questa pasta di pomodoro, principalmente cinese, è importata in regime transitorio entra, viene trasformata e riesce, principalmente con destinazione nei paesi africani ma per evitare che qualcosa finisca a nostra insaputa nelle conserve made in Italy è necessario che il sistema di controlli pubblici funzioni a pieno regime. Se possibile anche sulle condizioni di produzione nei nostri campi che, come leggerete in queste pagine, a volte non sono lontane dallo sfruttamento vero e proprio. In fondo, ma neppure tanto, è qualità anche questa.

 

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Valentina Corvino

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