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Museo itinerante della canapa: memoria di un pezzo di storia italiana

“Fino ai primi del 900 l’Italia era una potenza mondiale della coltivazione e lavorazione della canapa, seconda solo alla Russia. Si realizzavano lenzuola, vestiti, sacchi, cordame e altri manufatti per le attività produttive. I maggiori produttori di canapa tessile erano Marche e Abruzzo”. Lo ricorda con orgoglio Simona, figlia di Domenico Bernardini che insieme al fratello gemello Settimio ha dato vita nel 1997 al museo della canapa in cui sono raccolti antichi strumenti e attrezzi per la sua coltivazione e lavorazione e tante testimonianze della gloriosa storia della pianta di canapa in Italia.

 

IN GIRO PER L’ITALIA

Dal 2006, il museo è diventato esclusivamente itinerante (mentre a Pisiniano, paese d’origine dei gemelli Bernardini, in provincia di Roma, dove l’esperienza è nata, è rimasta una struttura gestita dal comune).

Ben 75 le località visitate in tutta Italia fin dalla sua nascita, e altre in Europa e nel mondo, a dimostrazione dell’interesse che c’è verso questa iniziativa: “Da nord a sud – ci racconta la Bernardini – siamo stati accolti sempre con grande entusiasmo. Se i più anziani, vedendo i pezzi raccolti nella nostra collezione, ricordano il loro passato, i più giovani riconoscono qualche ‘pezzo’ visto dalla nonna e ne rimangono incuriositi”.

 

LA TAPPA A “CANAPA MUNDI 2016”

L’ultima tappa è stata la manifestazione Canapa Mundi 2016 che si è appena conclusa a Roma e che è stata anche l’occasione per mostrare alcuni manufatti realizzati con il canapulo, la parte legnosa dello stelo della pianta, dai ragazzi disabili dell’associazione L’isola che c’è. “I ragazzi hanno realizzato degli splendidi fiori e dei portachiavi, ma ciò che più conta per noi è mantenere vivo il contatto con la canapa”, dice Simona.

L’idea costantemente e fortemente seguita, infatti, è quella di non far tramontare una tradizione italiana così illustre. “Tradizione che purtroppo si è andata perdendo a partire dal dopoguerra per effetto del proibizionismo americano che ha dato alla canapa la fama di prodotto pericoloso, associandola esclusivamente alla marijuana. E favorendo così il rapido successo di altri prodotti, come il cotone, il nylon e il petrolio”.

 

PERSO UN PEZZO DI STORIA D’ITALIA

Ma in questo modo l’Italia ha perso tanto. “Ha perso una cultura – concorda Simona – un pezzo della sua storia che potrà essere recuperato solo se vi sarà una precisa volontà politica in questo senso. L’attuale produzione è relegata a piccole realtà locali e artigianali, perché il vero problema è la trasformazione industriale. Basta pensare che oggi in Italia esistono solo due impianti, uno a Taranto e l’altro a Carmagnola”.

E dire che nell’800 la Marina inglese vestiva solo canapa italiana.

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carla tropia

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