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Visite ed esami fuori ticket, caos sul decreto per gli esami “inutili”

È in vigore da appena un mese, ma com’era nelle premesse sta creando il caos tra cittadini e medici. Parliamo del “decreto appropriatezza” (o “decreto Lorenzin”, dal nome del ministro della Salute) che impone la copertura da parte del Servizio Sanitario Nazionale di 203 prestazioni specialistiche solo a condizioni rigorose.

I cittadini sono spiazzati da medici di famiglia che non prescrivono più esami e visite diagnostiche, fino ad oggi considerate di routine, e dai costi che lievitano per tutelare la propria salute. Insomma, per fare qualche esempio, niente più ricetta rossa per una risonanza magnetica alla schiena o una mammografia. Prego rivolgersi al privato. Ovviamente a pagamento.
Le prestazioni con limitazioni devono essere trascritte in ricette a parte, e anche qui il costo lievita: un accertamento per un paziente obeso che prevedeva 16 analisi distribuite su due ricette da 10 euro ognuna, costerà ora 50 euro, ovvero il costo delle 5 ricette su cui le analisi andranno spalmate.

IL GOVERNO APRE ALLE MODIFICHE

Ma ora, dopo le fortissime polemiche dei giorni scorsi soprattutto da parte della Federazione dei medici di famiglia, il governo potrebbe rimettere mano al decreto e riscriverne l’impianto approfittando della prossima approvazione del Dpcm sui nuovi Lea, i livelli essenziali di assistenza.
I punti più controversi riguardano, infatti, i due aspetti fondamentali della normativa: la scelta delle prestazioni inserite nella “lista nera” e la confusione tra prestazioni appropriate e condizioni di erogabilità, che ha creato una zona grigia in cui i professionisti navigano a vista.

 

COSA PREVEDE IL DECRETO APPROPRIATEZZA

Il decreto, in vigore dal 20 gennaio, individua, per 203 prestazioni sanitarie, condizioni di erogabilità e indicazioni di appropriatezza prescrittiva, solo rispettando le quali gli esami potranno essere posti a carico del Ssn.

L’obiettivo è quello di tagliare gli esami inutili, ma il rischio è che si rinunci alla prevenzione per curare solo chi è già malato (dimenticando dei maggiori costi che ciò comporta).

Per fare un esempio, il medico curante può “segnare” gli esami per il colesterolo solo se si ha una certa età o se è trascorso un determinato arco temporale dall’ultima volta che lo abbiamo effettuato. Condizioni rigorose sono previste anche per accedere gratuitamente a una Tac della colonna vertebrale o per altri esami del sangue.

 

TRA LE PRESTAZIONI “TAGLIATE” QUELLE ODONTOIATRICHE E RADIOLOGICHE

Le aree cui appartengono le 203 prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale in ambito Ssn per le quali il decreto individua condizioni di erogabilità e di appropriatezza prescrittiva sono: odontoiatria, genetica, radiologia diagnostica, esami di laboratorio, dermatologia allergologica e medicina nucleare.
Per ogni prestazione, le condizioni di erogabilità sono valutate in base allo stato personale e clinico del paziente e alla finalità terapeutica, diagnostica, prognostica o di monitoraggio.

Qualche esempio

L’estrazione di denti permanenti può essere prescritta solo in condizioni di vulnerabilità sanitaria (in generale, quando la cura è assolutamente necessaria) o di vulnerabilità sociale (correlata, in questo caso, al basso reddito e all’esclusione sociale, che impediscono l’accesso alle cure a pagamento).
I trattamenti con apparecchi fissi e mobili sono erogati solo in casi limite, dato che il decreto richiede un indice di necessità del trattamento (IOTN) pari a 4/5 (la scala va da 1, minore gravità delle condizioni del paziente, a 5, massima gravità).

Tra le prestazioni di radiologia diagnostica il decreto contempla diverse tipologie di risonanza magnetica nucleare, che potranno essere prescritte solo in presenza di patologie oncologiche o sospetto oncologico.

Le prestazioni di laboratorio tagliate fuori dalla tutela includono un po’ di tutto: le analisi del sangue, delle urine e simili. Le analisi relative al colesterolo e ai trigliceridi, a esempio, possono essere prescritte solo agli ultraquarantenni con malattie cardiovascolari, fattori di rischio cardiovascolare o familiarità per malattie dismetaboliche, dislipidemia o eventi cardiovascolari precoci.

 

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carla tropia

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