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La tassa sull’ascensore? Costa 15mila euro a impianto

Un controllo straordinario sugli ascensori costruiti prima del 1999. È quello che arriva In ballo ci sono un bel po’ di soldi: in Italia ci sono circa 700mila ascensori costruiti prima di quella data e la spesa  per i milioni di italiani che ne usufruiscono sarebbe di 15mila euro a impianto con un onere di circa 6 miliardi di euro per le famiglie italiane (queste le stime di Confedilizia nel 2009).
Lo scopo? Nobile secondo il ministero: favorire e incrementare la sicurezza degli italiani. Che gli ascensori italiani siano in maggioranza “vetusti” è senz’altro vero, dato che ben l’82% degli 850mila in attività ha più di dieci anni di vita e non solo: almeno il 60% degli ascensori è in funzione da più di 20 anni e quasi il 40%, circa 350mila impianti, da oltre 30.
Ma è davvero utile una campagna straordinaria di controlli? Ancora una volta tuona, come aveva già fatto sei anni fa, Confedilizia con Corrado Sforza Fogliani che ricorda al governo che “I controlli e la manutenzione ci sono già. Per legge ogni impianto deve ricevere una verifica manutentiva ordinaria ogni sei mesi e una strutturale ogni due anni”.

A pensar male…

Da cosa nasce quindi la norma? Il ministero alza le mani con il solito “Ce lo chiede l’Europa”. E spiega che lo impone la direttiva 2014/33/ue del parlamento europeo e del consiglio del 26 febbraio 2014.
I maligni, invece, citano il padre di Federica Guidi, attuale ministro dello Sviluppo, quel Guidalberto Guidi che tra le tante cose è stato presidente di Anie, la federazione di Confindustria che tra i soci ha proprio l’Assoscensori.
In realtà la norma, come detto, nasceva da un decreto del 2009. E fissava tra le misure indicate dal nuovo decreto, ad esempio,  il telefono interno alla cabina, da attivare in caso di blocco, l’arrivo al piano dell’ascensore senza dislivelli con il vano, oppure l’illuminazione d’emergenza della cabina.
Misure urgenti? Da non poter differire? A giudicare dalla statistica non sembra esserci un allarme sicurezza che giustifichi questa spesa. Scrive Dagospia: “In tutto il 2015 non si è verificato un solo incidente mortale e di tutti quelli segnalati, ben cinque, la somma produce otto-feriti-otto. Dal 1997 al 2014, tanto per dire, il tasso di infortuni è sceso da 0,50 per 1000 a 0,22. Scale mobili comprese”.

Chi controlla e come

•La verifica può essere condotta da: Asl, Arpa, organismi notificati, ispettorato del lavoro.

•Dopo il controllo, il proprietario dell’impianto o il suo legale rappresentante (l’amministratore nel caso di condominio) dovrà adeguare l’ascensore entro 5 o 10 anni a seconda del tipo di modifiche da apportare.

•Il mancato adeguamento comporta la sospensione dell’esercizio dell’impianto.

•Il proprietario o il suo legale rappresentante hanno a carico tutte le responsabilità e i costi scaturenti dal decreto.

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Paolo Moretti

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