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Jeep: morti sospette fanno scattare il maxi-richiamo

Si prepara un maxi richiamo per la Fiat Chrysler. Alcune morti sospette, almeno 11, registrate negli Stati Uniti stanno costringendo l’azienda a effettuare il richiamo di 1,56 milioni di Jeep a rischio incendio.
La vicenda è sconcertante perché , già tre anni fa un analogo provvedimento di richiamo (per vetture vendute tra Stati Uniti, Canada e Messico, ma molte migliaia anche nel resto nel mercato mondiale) era stato adottato per lo stesso motivo: le vetture rischiavano di incendiarsi in caso di collisione sul lato posteriore dell’auto. Questo perché i modelli Jeep Grand Cherokee e Liberty SUV prodotti dagli anni 90 fino al 2007, montano il serbatoio di gas in plastica dietro l’asse posteriore. In caso di collisione, questi serbatoi potrebbero rompersi ed eventualmente prendere fuoco. Un rischio, insomma, non da poco.

 

IL PRECEDENTE

Il  richiamo del 2013 avrebbe dovuto far superare definitivamente il problema tramite una correzione tecnica (l’inserimento di un gancio di traino) che avrebbe dovuto ridurre al minimo il pericolo di incendio del serbatoio di gas. Ma il Center for Auto Safety (CAS) ha rilevato che, dopo il 2013, altre 11 persone hanno perso la vita in seguito all’incendio che si è sviluppato proprio in jeep che erano già state richiamate. Ciò dimostrerebbe che il problema persiste o che, quantomeno, la vicenda merita un supplemento di indagine. Così, il CAS ha inviato una lettera al segretario ai Trasporti AnthonY Foxx e all’Agenzia per la sicurezza nei trasporti (NHTSA) per chiedere esplicitamente al governo la riapertura delle indagini per appurare i fatti e le eventuali responsabilità di Fiat Chrysler.

 

RIMEDIO INEFFICACE

Il sospetto è che il rimedio predisposto da FCA nel 2013 sia riuscito a ridurre il rischio di incendio solo in caso di collisioni avvenute a velocità ridotta, mentre non ci sarebbero dati certi circa la sua reale efficacia a velocità sostenute (superiori a 43 miglia orarie).
L’accusa, dunque, è molto pesante: la Chrysler, vendendo Jeep con serbatoio di gas montato dietro l’asse posteriore, avrebbe messo a rischio la vita umana. E il rimedio, se non peggiore del male, sarebbe comunque insufficiente a tutelare l’incolumità degli utenti.

Le autorità di regolamentazione statunitensi, tra l’altro, hanno già sanzionato Fiat Chrysler nel corso dell’ultimo anno con una multa di 175 milioni di dollari per la lentezza nel risolvere i richiami, tra cui proprio quelli legati al rischio incendio delle Jeep (solo il 35% delle jeep richiamate risulta essere stato riparato entro la fine del 2015).

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carla tropia

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