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Greenpeace: attivisti si incatenano contro il TTIP

Greenpeace sul piede di guerra contro il TTIP, il Partenariato transatlantico su commercio ed investimenti. Trenta attivisti hanno deciso di impedire l’accesso al centro conferenze di Bruxelles che ospiterà i negoziati tra Stati Uniti e Unione Europea sul TTIP. Così si sono incatenati all’ingresso, mentre altri attivisti hanno aperto sulla facciata del palazzo un grande banner per denunciare che il TTIP non è altro che una strada senza uscita, un vicolo cieco per l’Europa, che minaccia la democrazia e mette in pericolo la protezione dell’ambiente, gli standard di sicurezza sulla salute e le condizioni dei lavoratori. Regalando un potere senza precedenti  alle multinazionali.

Le trattative previste nei prossimi giorni si svolgeranno infatti su un punto particolarmente critico del TTIP: la proposta di istituire il cosiddetto Investment Court System (ICS) che in sostanza prevede l’istituzione di una corte speciale a protezione dei profitti delle aziende private (e a scapito degli interessi dei Paesi).

 

Greenpeace activists block secret TTIP talks in Brussels
«Questo accordo non riguarda il commercio, bensì il trasferimento di potere decisionale dalle persone alle grandi multinazionali», afferma Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura Sostenibile e Progetti Speciali di Greenpeace Italia. «Quelle che la Commissione europea chiama barriere al commercio sono di fatto misure di sicurezza che tengono lontani OGM e pesticidi dal cibo che mangiamo e le sostanze tossiche dall’aria che respiriamo. Le negoziazioni a porte chiuse di questi giorni vorrebbero indebolire questi standard di sicurezza e massimizzare il profitto delle multinazionali, non importa con quali costi per persone e ambiente. È nostra responsabilità denunciare tutto questo e dare voce ai milioni di persone che si oppongono al TTIP».

 

I RISCHI DELLA CREAZIONE DI UNA CORTE SPECIALE

La temuta corte speciale, se istituita, potrebbe infatti ampliare in maniera incontrollabile il potere delle grandi aziende, a danno della collettività, attraverso ad esempio l’istituzione di un sistema giudiziario privilegiato per le multinazionali che permetterebbe loro di bypassare le corti nazionali; o consentendo ai giudici dell’ICS, che non sarebbero assegnati permanentemente a questa corte, di poter accettare incarichi dalle aziende private, con il rischio di possibili conflitti di interessi; oppure ancora, consentendo trattamenti preferenziali per aziende straniere rispetto a quelle locali o nazionali. Non meno pericolosa è la possibilità che l’istituzione dell’ICS abbia un effetto deterrente per le autorità pubbliche, che sarebbero scoraggiate ad adottare e far rispettare norme di interesse pubblico, per paura di essere perseguite.

«L’istituzione di una corte speciale a protezione dei profitti delle aziende private è una seria minaccia per la democrazia», dichiara Andrea Carta, consigliere legale di Greenpeace European Unit. «Quanto proposto dalla Commissione sarebbe a tutto svantaggio del commercio locale e minaccerebbe il diritto dei governi di adottare leggi a tutela dei cittadini e contro gli interessi delle multinazionali. Le stesse regole applicate per chiunque altro devono valere anche per queste ultime», conclude Carta.

 

LA PETIZIONE DI GREENPEACE

Intanto, milioni di persone hanno già firmato la petizione lanciata da Greenpeace per fermare il TTIP, scegliendo di difendere gli standard europei sulla sicurezza del cibo, l’uso di sostanze tossiche, l’assistenza sanitaria e i diritti dei lavoratori.

 

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carla tropia

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