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Gli indiani bocciano il colonialismo di Facebook

Internet gratuito e libero ovunque? Sì grazie, ma non in India. La Trai, l’autorità per le telecomunicazioni indiana, infatti, ha deciso di bloccare il servizio FreeBasics ideato dal boss di Facebook, Mark Zuckeberg perché violerebbe la “net neutrality”. In altre parole, secondo le autorità indiane il progetto del boss del più famoso social network – inserito all’interno del piano Internet.org – offre la possibilità di connettersi gratuitamente solo ad alcuni siti o piattaforme (Facebook in testa, ovviamente) mentre preclude l’accesso al resto del web. Un criterio che non convince il governo di Nuova Delhi, secondo il quale “nessun fornitore di servizi deve offrire o far pagare tariffe discriminatorie per i servizi dati in base al contenuto”. Prima di Facebook, nel 2015 Airtel, una compagnia telefonica indiana, aveva fatto una cosa simile offrendo una connessione “parziale”.

CHI DECIDE QUALI SONO I SERVIZI ESSENZIALI?

La questione gira attorno ad una domanda: chi decide quali sono i servizi essenziali da rendere fruibili? Non c’è dubbio che l’opportunità data da Facebook, seppur benevola, si schiera contro il principio base della “net neutrality” secondo cui tutto il traffico su Internet deve essere trattato allo stesso modo, senza corsie preferenziali. E questa è una delle due tesi sposate in India. L’altra, invece, valuta questa decisione un passo indietro nel processo di sviluppo dell’utilizzo degli smartphone, anche in considerazione del fatto che gran parte della popolazione non può permettersi una connessione a Internet. Del resto, secondo un recentissimo rapporto della banca mondiale, il Paese con più persone offline è proprio l’India (1,1 miliardi di utenti senza Rete). Intanto, una comunicazione ufficiale da parte di Facebook non è arrivata ma sul suo profilo twitter uno dei membri del suo Cda, Marc Andreessen, ha ironicamente scritto “negare ai poveri del mondo connettività Internet parziale gratuita quando oggi non ne hanno per niente, per ragioni ideologiche, mi sembra moralmente sbagliato”. Salvo poi fare un passo indietro e chiudere la discussione in cui era accusato di colonialismo dicendo di essere “contrario in qualunque Paese”.

Guido Scorza è docente di diritto dell’informatica presso l’Università di Bologna e l’Università Lateranense: “Non c’è dubbio che la proposta di Facebook in India è quanto di più lontano possa esserci dal principio dell’internet neutrality, tuttavia non si può sottovalutare il fatto che ad oggi non esiste un’alternativa di massa per far godere alla popolazione dei vantaggi di una finestra sul mondo. Per questo, la soluzione migliore sarebbe stata dettare delle condizioni temporali e di contenuti a Facebook e non perdere questa opportunità”. Ad esempio – conclude il professore – sarebbe stato utile imporre al social network di rendere accessibili i 10 principali siti di notizie internazionali, oppure la connessione ai siti dei servizi pubblici almeno fino a quando non ci saranno risorse di connettività accessibili al maggior numero di persone possibili.

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Valentina Corvino

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