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Zica Virus, dal Pernambuco una speranza: “il picco calerà”

Vanessa Van der Linden, 46 anni, è stata una dei primi medici in Brasile a identificare i casi di microcefalia legati allo Zica virus. E oggi segue 69 bambini con la malformazione tanto temuta in tutto il mondo.

Intervistata da Folha, uno dei principali giornali brasiliani, la neuropediatra spiega le difficoltà con le quali ancora si determina se madre o figlio sono affetti da Zica: “L’esame Pcr e l’esame degli anticorpi identificano il virus solo dopo almeno cinque giorni dai primi sintomi”, spiega la neuropsichiatra, che aggiunge “per questo continuiamo a andare per esclusione, accompagnamo il quadro clinico della mamma e lo associamo alla tomografia del nascituro cercando  i segni tipici della microcefalia”.

La Van der Linden segue anche le notifiche dei nuovi casi e il trend delle infezioni in Pernambuco, uno degli stati brasiliani più colpito. E spiega: “I nuovi casi sono diminuiti molto ma ancora ci sono. È bene ricordare che l’infezione da Zica avviene sei o sette mesi prima della nascita del bambino e quelli che si registrano oggi sono la coda del picco di infezione dell’anno passato. Si tratta di vedere nel corso di quest’anno quello che succederà”.

Un piccolo segnale di speranza viene dalla neuropediatra quando si spinge a fare ipotesi propio per il 2016. “La stagione dello Zica comincia a febbraio marzo. Ma ora una parte della popolazione è immunizzata. Le donne che hanno già contratto lo Zica probabilmente non potranno infettarsi di nuovo, anche se di questo non siamo certi. Tutto indica una volta infettata, la persona diventa immune esattamente come avviene per il dengue”. Il picco di questo virus, dunque, secondo la Van der Linden, almeno in Pernambuco dovrebbe andare a calare nel tempo.

La dottoressa è molto meno ottimista, invece, nei confronti della situazione sanitaria brasiliana. Alla domanda di Folha se il Brasile è preparato per la diffusione della microcefalia, la risposta è netta: “No, la salute in Brasile già sta passando per una crisi: pochi ospedali, pochi medici. Non so come potremo fare”.

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Anna Gabriela Pulce

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