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La vivisezione? Per la Cattaneo non esiste…

La LAV replica all’ennesima esternazione della professoressa Elena Cattaneo, senatrice a vita, che dopo la difesa degli Ogm, del glifosato oggi sulle pagine di Repubblica si spende a facore della sperimentazione animale con “una descrizione bucolica e sentimentale fuorviante se non ingannevole per i lettori, così come la negazione della vivisezione e la negazione di una ricerca d’avanguardia che non fa uso di animali. Non si può negare l’evidenza!”, commenta la biologa Michela Kuan, responsabile LAV Vivisezione.
Utilizzare animali a scopo sperimentale è antiscientifico, immorale e fuorviante, saottolinea la Lega Antivivisezione, perché nessuna specie vivente può essere modello sperimentale per altre specie a causa delle enormi differenze genetiche, anatomiche, biologiche, metaboliche, psichiche, etologiche che le contraddistinguono: ciò che risulta innocuo negli animali può essere tossico per l’uomo.

Abbiamo curato i topi…

Gli animali “da laboratorio”, spesso frutto di manipolazioni genetiche, differiscono perfino dai loro simili in libertà. Anche le malattie indotte sugli animali a fini sperimentali (es. cancro) sono diverse dalle patologie che si manifestano naturalmente. I test su animali ostacolano l’impiego di sostanze e di tecniche realmente valide alla sperimentazione. Come descrive chiaramente il Dr. R. Klausner, direttore del National Cancer Institute:”La storia della ricerca sul cancro è stata una storia di cura del cancro nel topo […] Abbiamo curato topi dal cancro per decenni, e semplicemente non ha funzionato negli esseri umani”.
Per queste ragioni, la sperimentazione animale ha comportato errori e ritardi nella scienza: ne sono una testimonianza i 225.000 morti all’anno negli Stati Uniti per cause avverse ai farmaci, o il dato allarmante che il 95% dei farmaci non supera le prove cliniche (ovvero i test sull’uomo, dopo i test su animali). Tutto questo con spreco di denaro e menti che lavorano per produrre dati inutilizzabili.

Etichettiamo pure, ma con chiarezza

In merito all’idea di etichettare un farmaco per lasciare il malato scegliere, sarebbe corretto affiancare alla dicitura “sperimentato su animali”, per coerenza e verità: “testato su umani, tra i quali bambini, volontari sani, persone del Sud del Mondo, involontari nelle corsie ospedaliere“, e così via, perché tutto ciò che viene testato su animali viene ritestato sull’uomo proprio perché la prima fase di sperimentazione (quella su animali) non è predittiva, infatti su 100 sostanze sicure negli animali, 92 non passano le prove cliniche e 4 vengono ritirate per gravi reazioni avverse e di 3000 trattamenti medici solo l’11% si è dimostrata efficace e il 98% è una copia di quelli vecchi.

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Anna Gabriela Pulce

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