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Carne rossa, ora anche il ministero ammette: “È cancerogena”

Il ministero della Salute, e in particolare il Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare, prende atto che la classificazione fatta a ottobre dello Iarc della carne rossa fresca come “probabilmente cancerogena” descrive la forza di una evidenza scientifica riguardante un agente riconosciuto come fattore oncogeno. Dunque, oramai anche ufficialmente, anche per le autorità italiane si tratta di un allarme serio. Difficile che potesse essere altrimenti, dato che si trattava di un allarme nato da da anni, per lo meno da dieci, anche grazie a una ricerca italiana.

L’invito del Comitato ora è quello di seguire un regime alimentare vario, ispirato al modello mediterraneo, evitando l’eccessivo consumo di carne rossa fresca e trasformata e di prestare attenzione alle modalità di preparazione e cottura, soprattutto alle cotture alla griglia, ad alta temperatura e fritture.

Il Movimento Difesa del Cittadino – MDC apprezza la nota del Comitato ma pone delle domande: cosa si intende per “consumo eccessivo”? Sarebbe utile ricordare che la Piramide Alimentare suggerisce massimo due porzioni di carne (distinta dal pollame) a settimana e di una di salumi. I consumatori italiani troppo nutriti della comunicazione alimentare spesso improvvisata hanno necessità di un riferimento chiaro in merito.

Inoltre, manca una chiara distinzione tra i due pareri dello Iarc dove la carne rossa è considerata come “probabilmente cancerogena” mentre la lavorata è classificata come “cancerogena per l’uomo”. Quali le differenze anche in termini di quantità? Infine, quale la comunicazione che si prevede pianificare nei confronti dei cittadini?

Il ministero ha comunque sottolineato che si tratta di una osservazione preliminare e che una completa conoscenza del contesto e delle variabili alle quali si riferisce IARC, come pure dei dati a supporto del lavoro pubblicato, sarà possibile solo quando, nel secondo semestre di quest’anno, sarà resa disponibile la versione finale e completa della monografia

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Roberto Quintavalle

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