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Ryanair abbandona tre scali: “Tasse troppo alte”

Tutta colpa dell’aumento del 40% (da €6,50 a €9 per ciascun passeggero) delle tasse deciso dal governo lo scorso 1° gennaio che da Alghero e Pescara non volerà più la regina delle low cost, Ryanair. Non solo. La compagnia si è trovata anche costretta a tagliare alcune rotte e a chiudere tutti i voli di Crotone. Lo ha annunciato il capo dell’ufficio commerciale David O’Brien: “Dopo un anno da record per il turismo in Europa e un altro anno importante davanti, il Governo italiano ha deciso di darsi la zappa sui piedi aumentando le tasse sui passeggeri di circa il 40%, per gonfiare il fondo per la cassa integrazione degli ex piloti Alitalia. Quale compagnia aerea più grande in Italia, volando su 26 aeroporti e trasportando 27 milioni di clienti all’anno da e per l’Italia, a Ryanair non è stata lasciata altra scelta se non quella di chiudere due delle sue 15 basi italiane (Alghero e Pescara) e spostare i suoi aeromobili, piloti ed equipaggi verso paesi con costi più bassi per il turismo”.

Un colpo al turismo: penalizzati aeroporti regionali frequentati

Che dire? Un colpo al turismo italiano: gli aeroporti regionali sacrificati dalla compagnia low cost portano milioni di visitatori ogni anno, contribuendo all’economia locale per milioni di euro attraverso turisti alto spendenti, supportando migliaia di posti di lavoro.

Ma le compagnie continuano a guadagnare

Comunque, se è vero che la tassazione, specialmente nel nostro paese è alta, è anche vero che le compagnie non fanno propriamente beneficenza. Anzi. Nel momento in cui il carburante è ai minimi storici non vi è alcun beneficio per i passeggeri. Secondo la Iata, i costi per benzina avio e cherosene si sono alleggeriti di 46 miliardi di dollari, peccato che questo risparmio non è tradotto in un biglietto più leggero. Le tariffe sono infatti rimaste sostanzialmente ferme, con ribassi trascurabili. Un po’ come accade ai distributori stradali.

 

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Valentina Corvino

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