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Obesità infantile, l’Oms boccia l’etichetta a semaforo

Due anni di lavoro, la consultazione di 100 Stati membri e la consultazione di molti lavori on line. È stato impegnativo e lungo il lavoro condotto dall’Oms sull’obesità infantile, ma alla fine il verdetto è decisamente forte: è necessaria una tassa su zucchero e calorie, una restrizione del marketing sui bambini e un’etichettatura più ampia e informativa.
Prodotta dalla Commissione dell’OMS sulla  obesità infantile (ECHO), la relazione di 68 pagine è stata presentata l’OMS il 25 gennaio ed esorta l’industria alimentare a fare la sua parte nel limitare alimenti ultra-lavorati, poveri di nutrienti ad alta densità energetica.
Ma non basta. L’Organizzazione mondiale della Sanità chiede un maggiore impegno ai governi, con la tassazione di alimenti e bevande troppo zuccherate e limiti al marketing sui bambini.

Sul Lancet i copresidenti di commissione, Sania Nishtar e Peter Gluckman, e il program manager Timothy Armstrong hanno commentato: “ECHO resta saldamente dell’opinione che è responsabilità primaria dei governi garantire  politiche e  azioni antiobesità“.
La relazione sarà presentata alla assemblea dell’OMS a maggio, quando gli Stati membri avranno l’opportunità di discutere i risultati e fornire il supporto necessario per andare avanti con l’attuazione delle linee guida.

Il rapporto, a sorpresa, boccia come insufficienti le etichette a semaforo o la classificazione a stelle di salute, ossia i sistemi sostenuti da qualche paese e da associazioni dei consumatori nord europee (in Italia tra i pochi favorevoli c’è Altroconsumo).
Per quanto riguarda la tassa sullo zucchero il rapporto dice che non sarebbe sufficiente introdurla sulle bevande zuccherate e aggiunge che potrebbero anche essere applicate ad altri cibi  ad alto contenuto di grassi e zuccheri, al fine di ridurre i consumi.

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Roberto Quintavalle

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