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L’outdoor “inquinato”: i nomi dei prodotti testati da Greenpeace

Gli amanti della montagna e della vita all’aria aperta probabilmente non lo sanno, ma con il loro abbigliamento e l’attrezzatura da escursione inquinano l’ambiente e mettono a rischio la propria salute. Ovviamente non è colpa loro, ma delle aziende specializzate in prodotti outdoor che, nelle loro produzioni, continuano a utilizzare, in gran quantità, sostanze nocive come i PFC, composti chimici perfluorurati.

Non si salva quasi nessuno. Tranne poche eccezioni, tutti i più noti marchi come Jack Wolfskin, The North Face, Patagonia, Mammut, Norrona e Salewa, non rinunciano a produrre articoli (calzature, pantaloni, sacchi a pelo e giacche) contaminati da PFC, che li rendono impermeabili e antimacchia (i PFC infatti respingono sia acqua che olio).

Peccato però che siano altamente inquinanti. Si tratta, infatti, di sostanze nocive molto persistenti: una volta rilasciate nell’ambiente, si abbattono lentamente, rimanendovi per molti anni. E purtroppo, ve n’è traccia in tutto il mondo.

Il nuovo rapporto di Greenpeace “Tracce nascoste nell’outdoor”, appena presentato a Monaco, svela che le promesse fatte in più occasioni da alcuni marchi outdoor che si impegnavano a eliminare le sostanze chimiche più pericolose dalle proprie produzioni, sono cadute nel vuoto.
Lo studio dell’associazione ambientalista dimostra, infatti, che le sostanze tossiche sono ancora ampiamente presenti nei prodotti dei marchi di outdoor più diffusi. E non solo nell’abbigliamento e nelle calzature, ma anche nell’attrezzatura da campeggio e da escursione, quindi in zaini, tende, sacchi a pelo e corde.

Solo 4 dei 40 campioni testati è infatti risultato “pulito”: una giacca Vaude, una Jack Wolfskin (l’unico articolo etichettato come pfc-free), uno zaino Haglöfs e i guanti The North Face.
In tutti gli altri prodotti sono stati trovati PFC, ma con concentrazioni e composizione molto diverse tra singoli articoli.

Tra i prodotti peggiori vi sono le scarpe Haglöfs e Mammut, prodotte entrambe in GoreTex; i pantaloni Jack Wolfskin e Patagonia; lo zaino Mammut e il sacco a pelo The North Face.

 

IL TEST DI GREENPEACE

L’analisi è stata condotta su 40 articoli dei marchi più noti del settore, selezionati via web dai sostenitori di Greenpeace appassionati di outdoor. In particolare sono stati testati: 11 giacche, 8 pantaloni, 7 paia di scarpe, 8 zaini, 2 tende, 2 sacchi a pelo, 1 corda e 1 paio di guanti, acquistati tra ottobre e novembre 2015, sia in negozi specializzati che on line, in 19 luoghi diversi del mondo.

I test hanno registrato la presenza di PFC, composti chimici perfluorurati, in varie concentrazioni e composizione.
Della categoria fanno parte i PFC ionici a catena lunga (PFOS, PFOA, PFHxA) e a catena corta (PFBS e PFHxA), nonché i PFC volatili (come FTOHs) sia a catena lunga che corta (alcoli fluoro telomeri).
Tutti comunque dannosi per la nostra salute e persistenti nell’ambiente (il PFOA, ad esempio, è classificato come sostanza estremamente preoccupante ed è ora in discussione la proposta di limitarne l’utilizzo ai sensi del regolamento europeo REACH sulla sicurezza chimica nei beni di consumo).

Lo studio di Greenpeace ha messo in evidenza, non solo che le aziende non hanno affatto bandito le sostanze nocive, ma anche che vi è stato un cambiamento nel tipo di PFC utilizzato nella produzione: se in passato si ricorreva soprattutto a PFC a catena lunga, ora si va verso un uso più ampio di PFC a catena corta, ma si tratta pur sempre di prodotti chimici persistenti e pericolosi. Anzi, il rapporto ha rilevato che l’uso di catene corte PFC volatili in alternativa in qualche caso porta a concentrazioni di PFC notevolmente superiori alle concentrazioni trovate per PFC ionici.

Il limite di riferimento

Il test di Greenpeace ha avuto come parametro di riferimento il limite normativo comunitario previsto per le PFOS (PFC ionici a catena lunga) nel settore tessile, ovvero 1 mcg/mq. Questo limite è stato preso come valore di confronto per il PFOA, perché le due sostanze hanno proprietà pericolose simili (inoltre, il commercio di prodotti tessili contenenti PFOA superiori a 1 mg/m2 è stato vietato in Norvegia dal giugno 2014).

 

LE GIACCHE

I PFC sono stati rilevati in 9 su 11 giacche testate.
Nella giacca Norrona è stata rilevata la più alta concentrazione totale di PFC volatili. A seguire, le giacche più contaminate sono risultate quelle di Mammut, Patagonia, Arc’teryx e Haglöfs. La giacca Blackyak è l’unico campione contenente livelli significativi di PFC volatili a catena lunga.
Anche i PFC ionici sono stati rilevati in tutti i prodotti: le più alte concentrazioni totali sono state trovate nelle giacche Patagonia, Norrona e Salewa.

 

giacche

I PANTALONI

Contaminati da PFC sono risultati tutti gli 8 pantaloni testati.
I peggiori, in termini di presenza di PFC volatili, sono risultati i pantaloni Jack Wolfskin, seguiti dai pantaloni Arc’teryx .
Concentrazioni maggiori di PFOA (PFC ionici) sono state rinvenute nei pantaloni Patagonia e Jack Wolfskin.

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LE SCARPE

Anche tutte le 7 scarpe testate sono risultate contaminate da PFC.
Le più alte concentrazioni di PFC volatili sono state misurate nelle calzature Columbia, seguite dalle scarpe Jack Wolfskin, The North Face, Salewa e Haglöfs. Solo nel campione Patagonia non sono stati rilevati PFC volatili, ma il dato non consola perché in tutti i campioni di calzature sono comunque presenti i PFC ionici (da questo punto di vista le scarpe peggiori sono le Haglöfs e Mammut).

scarpe

GLI ZAINI

PFC sono stati individuati in 7 zaini sugli 8 testati. I peggiori sono risultati quelli di Mammut e Patagonia.

zaini

 

GLI ALTRI PRODOTTI

Alta presenza di PFC, sia volatili che ionici, anche nei 2 sacchi a pelo testati, a marchio Mammut e The North Face (tra l’altro, il tessuto esterno di quest’ultimo contiene le più alte concentrazioni di PFOA in peso, 157.000 ng / kg, di tutti i 40 prodotti).
Nemmeno le 2 tende Jack Wolfskin e The North Face sono risultate esenti da PFC. Si tratta soprattutto di PFC volatili, ma in genere a concentrazioni più basse rispetto alle altre categorie di prodotti.
Infine la corda Mammut, anche questa contaminata da PFC volatili.

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carla tropia

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