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Tessile, più controlli in Cina che in Europa

Siamo sicuri di ciò che indossiamo? Quanto ne sappiamo veramente di camicie e maglioncini, intimo e scarpe, jeans e piumini che utilizziamo ogni giorno? Ci espongono a rischi per la nostra salute?
La domanda è più che lecita, se periodicamente la cronaca dà notizia di sequestri delle forze dell’ordine che portano, dopo le opportune analisi, al ritiro dal mercato di prodotti tessili fuori norma. Di solito si tratta di abbigliamento “made in China”, ma non solo.

Le recenti campagne Toxic Fur della Lav, ad esempio, hanno contribuito a scoprire la presenza di sostanze chimiche non gradite nelle componenti in pelliccia animale di prodotti di marchi molto noti, con produzioni europee (gli ultimi due capi ritirati in seguito alla segnalazione dell’associazione animalista erano prodotti in Italia e in Germania).

Insomma, il consumatore non può dormire sonni tranquilli, e l’informazione sulle norme in materia, sugli obblighi delle aziende e sui controlli è piuttosto carente. Tentiamo quindi di fare un po’ di chiarezza, soprattutto in fatto di controlli, vero punto debole in Italia.

In Europa normative deboli

“A livello comunitario le leggi ci sono, condensate nel regolamento Reach, la normativa comunitaria sulla sicurezza chimica relativa a tanti settori, tra cui la moda”, ci spiega il professor Giuseppe Bartolini, responsabile del laboratorio Buzzi di Prato, specializzato in analisi sul tessile. “Il problema è che queste norme sono deboli. Ci sono poi grandi differenze tra paesi europei: alcuni Stati, infatti, hanno legislazioni nazionali più efficaci o perché hanno mantenuto le leggi (più rigide) che erano in vigore già prima del Reach, o perché hanno successivamente legiferato in deroga al regolamento europeo, rafforzando le proprie tutele. Per fare un esempio che chiarisce meglio la situazione normativa variegata basta dire che mentre il regolamento Reach e la legge italiana non prevedono un controllo sulla formaldeide nel tessile, paesi come Francia e Germania lo hanno invece inserito“.

Il mercato cinese? Protegge di più

“Una cosa che può certamente sorprendere – continua Bartolini – è sapere che i parametri di sicurezza più severi sono quelli previsti dalla normativa cinese. In pratica, anche se può sembrare paradossale, il mercato più difficile da penetrare con prodotti ‘non conformi’ è la Cina. Ciò significa due cose: la prima, che chi vuole esportare lì deve produrre capi inappuntabili sul versante della sicurezza chimica; la seconda, che al contrario le aziende cinesi possono esportare in Europa prodotti con standard qualitativi inferiori”.

Uno studio – condotto dal professor Bartolini insieme ai suoi studenti dell’I.T.S. Tullio Buzzi di Prato – evidenzia le numerose asimmetrie tra i due sistemi in punto di sicurezza chimica nel tessile, ovvero la severità delle normative asiatiche e la debolezza di quelle europee.
Ad esempio, guardando al regolamento Reach e specificamente all’Italia, è da segnalare che la legge non prevede alcuna restrizione per formaldeide, pH-Estratto Acquoso, solidità all’acqua, solidità al sudore (acido, alcalino), solidità allo sfregamento (a secco).
Al contrario, per tutti questi elementi la Cina ha rigorosi limiti, soprattutto se si tratta di prodotti per bambini.

Più controlli e coordinazione

E i controlli? “In Italia – chiarisce il professore – l’ente primario competente in materia è l’Istituto Superiore di Sanità. Le forze dell’ordine, dal canto loro, svolgono bene il loro ruolo di prevenzione, indagine e repressione degli illeciti, a difesa del consumatore: Guardia di finanza e Nas (Nucleo antisofisticazioni) dei Carabinieri operano egregiamente, così come i laboratori di analisi come quello delle Agenzie delle dogane”.
Insomma, uomini e mezzi in Italia ci sono, ma l’impressione è che qualcosa nei fatti non funzioni, che le maglie del controllo insomma non siano così strette come ad esempio in Germania e nei paesi del Nord Europa.
Forse la pecca maggiore sta nella mancanza di un ente che riesca a coordinare al meglio gli sforzi di tutti, anche se i buchi della legislazione hanno il loro innegabile peso.

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carla tropia

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