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Dieselgate, dopo Renault a chi tocca?

Eravamo stati facili profeti. A settembre, quando uscivano le prime carte sul dieselgate della Volkswagen, li avevamo definiti i segreti di Pulcinella.

Di fronte allo scandalo, alle prime pagine di tutti i giornali del mondo, le case automobilistiche negavano ufficialmente di aver saputo. Eppure era facile intuire che non fosse solo la casa tedesca a taroccare i dati di emissione. Le rivelazioni di oggi di Le Monde – che tirano in ballo i sospetti su Renault -, se confermati danno ragione a quanti sospettavano che dietro alle pratiche di dichiarare consumi ed emissioni lontane dalla realtà ci ofsse una pratica diffusa piuttosto che un singolo atto disonesto.

Staremo a vedere. Intanto c’è da registrare come dietro le dichiarazioni europee fatte a caldo (“cambieremo regime”, “Faremo le prove su strada già dal 2018”) sia seguito il più classico degli annacquamenti. Ora, semmai nasceranno, le prove su strada non saranno fatte prima del 2019. Un rallentamento dei tempi che avrebbe dovuto far gridare allo scandalo le case automobilistiche più serie, quelle che con il dieselgate non avevano nulla a che fare. E che invece ha trovato tutti d’accordo. È malizioso pensare che fossero molti quelli che avevano troppo da rimettere da test fatti senza la possibilità di trucchi?

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Riccardo Quintili

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