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Banche, dalla Ue due pesi e due misure a danno degli italiani

Banche in crisi e aiuti di Stato: due pesi e due misure. Da un lato l’Italia rischia la procedura di infrazione per il salvataggio della banca Tercas che si configurerebbe come “aiuto di Stato” e ci è stato impedito dalla stessa Unione europea di  intervenire per salvare completamente i risparmiatori delle 4 banche “fallite” (Banca Etruria, Banche Marche, CariChieti e CariFerrara) nelle settimane scorse. Dall’altro la stessa Ue negli anni duri della crisi, dal 2008 al 2014, ha autorizzato interventi pubblici pari a 800 miliardi di euro, che la stessa Germania ha usato in maniera massiccia.

Pochi soldi per l’Italia

L’Italia ne ha messi in campo appena 4 di miliardi, pari allo 0,1% del Pil – utilizzati in prevalenza da Monte dei Paschi di Siena – restituiti quasi interamente dagli istituti di credito, mentre la Germania ha impiegato risorse statali ingenti, nell’ordine dell’8% del Prodotto interno lordo (in Irlanda e Grecia si è addirittura arrivati al 22% del Pil). La cifra complessiva autorizzata dalla Ue è stata pari all’8% al Pil dell’area euro: 800 miliardi di euro messi a  disposizione del settore bancario da parte dei governi nazionali. Solo il 40% di questa ingente iniezione di denaro pubblico, secondo una recente analisi della stessa Banca centrale europea, è tornata nelle casse statali.

I paesi dell’unione monetaria – spiega in un report la Bce – sono intervenuti a sostegno del sistema bancario offrendo un’ampia gamma di strumenti, dalla concessione di garanzie alla sottoscrizione di asset fino all’iniezione di capitale, in modo da evitare che la crisi iniziata nel 2008 si trasformasse in “credit crunch”.

I tedeschi tra i più beneficiati

La ricaduta più significativa a livello di debito pubblico, secondo i dati diffusi da Francoforte, si è registrata in Irlanda, Grecia e Cipro: per le prime due l’impatto è stato superiore al 22% del Pil, per Cipro è stato pari al 19% del Prodotto interno lordo. Il Portogallo ha investito risorse pubbliche pari all’11% del Pil nazionale per salvare le proprie banche. Anche la Germania ha fatto la sua parte: il governo della signora Merkel nei sei anni della crisi ha pompato nel sistema bancario fino a oltre 8 punti percentuali di Pil. Quasi marginali invece gli interventi di Francia e Italia: appena lo 0,1% dei rispettivi Pil. In Italia lo Stato è intervenuto per aiutare il Monte dei Paschi di Siena, il Banco Popolare, la Banca popolare di Milano e il Credito Valtellinese tramite i Tremonti-bond per un valore complessivo di 4,05 miliardi di euro. Il Banco popolare ha restitu- ito il prestito nel 2011. Mps ha sottoscritto i Monti bond, obbligazioni che hanno sostituito i precedenti, per un valore pari a 4 miliardi che ha finito di restituire nel giugno scorso.

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enrico cinotti

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