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Xylella, i pm: “È inutile estirpare gli olivi”. Dieci gli indagati

Un’emergenza non prevedibile? Un’epidemia improvvisa? Niente affatto. Secondo le pm della Procura di Lecce Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci, il batterio della Xylella Fastidiosa non è un patogeno “straniero” come sempre sostenuto dalle autorità visto che è presente nel Salento “da almeno 15 o 20 anni”. E quindi non solo è inutile “la quarantena per un batterio che sta sul territorio da tanto tempo” ma anche la proclamazione dello stato di emergenza. Non solo. “I tentativi fatti in tutto il mondo  – hanno spiegato i magistrati – hanno dimostrato l’inutilità dell’estirpazione. I rimedi vanno studiati e attuati con gradualità”.

“Curare è possibile”

Tagliare non è necessario, gli alberi infetti si possono curare e li stiamo facendo rinascere”, ce lo aveva spiegato  nel numero di giugno di Test-Salvagente Ivano Gioffreda, il rappresentante dell’associazione Spazi Popolari,  olivicoltore in prima linea nella zona focolaio dell’epidemia ovvero all’interno del “triangolo maledetto” compreso tra i comuni salentini di Alezio, Gallipoli e Taviano: “Non ci siamo arresi alle presunte verità ufficiali, né alla politica dell’emergenza che vuole nascondere gli appetiti di tanti. Abbiamo finanziato le nostre ricerche, promosso analisi autonome sui terreni e dimostrato che la flora batterica dei nostri campi è distrutta dopo anni di incuria, dissesto ambientale e uso indiscriminato di pesticidi. Sulla base di queste premesse analitiche, da un anno e mezzo abbiamo cominciato a curare le piante con i metodi naturali: abbiamo ridato sostanza organica al terreno, utilizzato fungicidi naturali, trattamenti come la calce in polvere e lo zolfo, e le piante, proprio nella zona del focolaio, sono rinate. Segno che è possibile convivere col batterio, che la causa dei disseccamenti non è solo la Xylella e soprattutto che possiamo evitare gli abbattimenti”.

Sotto accusa i test Monsanto e Basf

Se le “estirpazioni sono inutili”, resta da capire come si sia diffuso il batterio. E sotto accusa, secondo i magistrati salentini, ci sarebbero i test condotti dalla Basf prima e dalla Monsanto poi per provare i fitofarmaci non autorizzati per combattere la Xylella e per diserbare i terreni.

“È possibile – scrivono i pm – che questo secondo impiego del prodotto per un periodo così lungo e senza limitazioni di trattamenti abbia scatenato l’esplosione della sintomatologia che ha poi portato alla ricerca di altri patogeni. Altamente probabile è dunque l’ipotesi che prodotti impiegati, unitamente ad altri fattori antropici e ambientali, abbiano causato un drastico abbassamento delle difese immunitarie degli alberi di olivo, favorendo la virulenza dell’azione dei funghi e batteri, tra i quali Xylella fastidiosa”.

Nel frattempo le indagini vanno avanti e nel registro degli indagati figurerebbero 10 persone tra cui il commissario straordinario all’emergenza Giuseppe Silletti.

 

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enrico cinotti

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