News

Oggi ceno senza cucinare, con una app

La solita minestra o il freddo e la pioggia? Nelle lunghe giornate invernali, questo dilemma che si ripresenta all’avvicinarsi di ogni pasto potrebbe diventare un retaggio del passato.
 Uscire di casa, o dall’ufficio, per recuperare un piatto gustoso non è sempre facile, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per le condizioni climatiche. Ma negli ultimi mesi si sono affacciate sul mercato italiano diverse iniziative che propongono una soluzione differente: la consegna a casa del cibo dai ristoranti preferiti. A prima vista nulla di nuovo, perché le consegne a domicilio, delle pizze ad esempio, sono una consuetudine, specialmente nelle grandi città. Ma la vera innovazione risiede nel fatto che adesso si ha a che fare con veri e proprio portali web, che in molti casi si servono anche di app da utilizzare direttamente sul proprio smartphone, e permettono con pochi click di ordinare il cibo preferito tra un’ampia gamma di ristoranti della propria città. È possibile persino ordinare il primo da un ristorante e il dolce da un altro, tutto senza cambiare sito. Just Eat, Moovenda, Foodracers, My Food, Hello Food, Sgnam, sono tra le esperienze innovative più conosciute di intermediazione tra il cliente e il ristorante.

L’ORDINE E L’ATTESA

Si tenga bene a mente la parola “intermediazione”, perché è centrale dal punto di vista dei diritti e degli eventuali reclami del consumatore. La maggior parte di questi siti funziona solo nelle medie e grandi città d’Italia, basandosi soprattutto al Centro Nord: le più coperte sono Milano e Roma, ma anche i capoluoghi dell’Emilia-Romagna e Firenze possono vantare diverse opzioni. Il meccanismo generale è simile in tutti i siti: si accede al portale, si inserisce l’indirizzo per il recapito del cibo e da lì il servizio mostra tutti gli esercizi di ristorazione convenzionati.

Pizzeria, cucina etnica, kebab, rosticceria, cucina tradizionale, sushi, tramezzini: è possibile ordinare qualsiasi cosa. Selezionando uno dei ristoranti, si apre un menù con i singoli prodotti contenuti nel menù e i relativi prezzi (che non subiscono maggiorazioni rispetto a quelli per i clienti che vanno a ritirare il cibo direttamente al negozio) in alcuni casi è possibile sostituire o aggiungere degli ingredienti, e alcuni portali offrono sconti e promozioni a punti o una tantum. I prodotti selezionati finiscono nel carrello, dove è indicato il costo della consegna. Questo varia da ristorante a ristorante e generalmente si aggira attorno ai 2-3 euro, ma diversi esercizi offrono la consegna gratuita quando l’ordine raggiunge una certa cifra (in media tra i 10 e i 20 euro).

L’ordine si può fare diverse ore prima o addirittura giorni prima, indicando l’ora esatta in cui si vuol ricevere il cibo in casa, oppure all’ultimo minuto: tenendo conto che i siti indicano come tempistica di consegna minima dai 40 ai 60 minuti con oscillazioni dovute al traffico e al maltempo. Il pagamento, invece, nella maggior parte dei casi può avvenire via web, tramite carta di debito o Paypal, o alla consegna in contanti.

ATTENTI ALLA CONSEGNA

Prima di buttarsi nello splendido mondo dei food delivery 2.0, è importante però sapere alcune cose. Come accennato prima, la maggior parte di questi portali fa solo un’attività di intermediazione tra cliente e ristorante. Solo alcuni si occupano di consegnare direttamente con i propri fattorini il cibo ordinato. Dal punto di vista legale, e questo è scritto in maniera chiara nei termini di servizio presenti sul sito (in genere in fondo alla homepage), i siti non si prendono la responsabilità per nessun disservizio, o per dirla con le parole di Sgnam.it per “l’eventuale mancata, ritardata e/o difettosa consegna dei prodotti ordinati”. E questo vale anche per molti dei portali che si occupano della consegna.
Questo è possibile grazie alla modalità stile Uber del reclutamento dei fattorini, che utilizzano portali come FoodRacers o Moovenda. Come funziona? I fattorini, dopo essere stati reclutati, si procacciano la corsa tramite un’app che indica le consegne da effettuare ancora non assegnate: si lavora quando si vuole, e non si ha nessun contratto. Se questo permette a tanti giovani con uno scooter adatto alle consegne di arrotondare il proprio reddito, d’altra parte, toglie un’ulteriore arma di difesa al consumatore nel reclamare contro il portale: anche in questo caso il sito d’intermediazione chiarisce che qualsiasi problema dovuto all’inefficienza del fattorino riguarda solo quest’ultimo e il consumatore. Dunque, prima di scegliere da quale portale e da quale ristorante ordinare il proprio cibo, è consigliabile spulciare i feedback, le recensioni presenti sul sito, quando sono previsti, da parte degli utenti che hanno utilizzato il servizio in passato.

 

tab just eat

 

Previous post

Trenitalia nel mirino dell'Autorità trasporti: violati diritti passeggeri

Next post

Antibiotico-resistenza, in Usa fallito il piano della Fda

The Author

Lorenzo Misuraca

Lorenzo Misuraca