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Ftalati, il paradosso dei figli di serie B

Ftalati. La parola già evoca un sacrosanto timore. Sacrosanto, dato che da anni ci hanno spiegato che queste sostanze sono nemiche della salute dei bambini, debbono sparire dai giocattoli e non finire alcun modo nella bocca dei nostri figli.
 Il ministero della Salute si è impegnato nel 2012 con una campagna per informare le famiglie del rischio che i loro piccoli correvano utilizzando giocattoli e articoli per l’infanzia addizionati da queste sostanze che rendono la plastica morbida ma che hanno il pericoloso effetto collaterale di essere in grado di alterare l’equilibrio ormonale.

Come in molte delle esperienze italiche, però, a essere tutelati non sono tutti i bambini. Esistono dei bimbi di “serie B” e sono proprio i più deboli, costretti a venire a contatto con gli ftalati senza che i genitori possano evitarlo. E non un contatto temporaneo, ma un’esposizione continua, per un lungo periodo di tempo e nella forma più insidiosa. Paradossalmente deciso proprio da chi dovrebbe tutelare la salute dei cittadini e raccomanda agli altri genitori di vigilare affinché i pargoli non mettano in bocca i giocattoli.

UN GRIDO DI RABBIA E DOLORE

La nostra storia comincia dal grido di dolore e di rabbia di una madre costretta a inserire nella gola del proprio bambino di due anni, sottoposto a tracheostomia, delle cannule per respirare fornitegli dalle Asl e dal più importante ospedale pediatrico di Roma, contenenti gli ftalati specificamente vietati dalla normativa in vigore. Scrive infatti la signora: “Sono stata io con le mie mani a inserire nella gola del mio bambino di nemmeno due anni, un ausilio che ci ha fornito lo Stato e contenente una sostanza tossica che assolutamente va tolta da ogni giocattolo e prodotto di cartoleria per salvaguardare la salute dei figli. Dei loro figli a quanto pare. Non dei figli di tutti”.

Un grido di dolore, indignazione, rabbia che colpisce chi lo legge sul web. Di certo ha colpito noi del Test che abbiamo iniziato a cercare di capire le ragioni di una tale assurdità. Con non poca difficoltà: abbiamo impiegato più di tre mesi per ottenere risposte dalle istituzioni, ma alla fine è arrivata un po’ di chiarezza, utile per quella madre e per i tanti genitori che non sanno e non sospettano nulla. Forse non proprio la soluzione, ma almeno un passo avanti per affrontare il problema.

DIMENTICATI DALL’EUROPA

La prima risposta, dopo molti imbarazzi del ministero della Salute, è in perfetto stile “burocratese”: la normativa comunitaria alla quale l’Italia si è ovviamente adeguata vieta la presenza di ftalati (in Italia messi fuorilegge nel 1999) nei prodotti per la prima infanzia ma non considera le cannule per la respirazione dei pazienti tracheostomizzati, pur essendo questi ultimi costretti a portarle per un periodo di tempo lunghissimo parliamo di 6, 10 mesi o di tutta la vita senza soluzione di continuità.

Nel frattempo, però, ci spiegano dal ministero, qualcosa si sta muovendo anche nel panorama “schizofrenico” europeo. Un recente parere dello Scen (il Comitato della Commissione europea che si occupa della valutazione dei nuovi e futuri rischi per la salute) ha infatti affrontato l’esposizione dei pazienti ai plastificanti. Il parere si è concentrato su alcune tipologie di procedure cliniche che si traducono in un’elevata esposizione al Dehp, lo ftalato presente nelle cannule in questione.

In particolare si fa riferimento alle procedure nei neonati prematuri, all’emodialisi, al trapianto di cuore o alla chirurgia per by-pass aortocoronarico, fino alla massiccia trasfusione di sangue e alla dialisi peritoneale. E lo Scen ha sottolineato la forte necessità di sviluppare e raccogliere dati sull’esposizione di materiali alternativi nelle condizioni reali di utilizzo, al fine di perfezionare le conoscenze sul loro profilo tossicologico.

 

QUALCOSA SI MUOVE

Proprio alla luce di queste raccomandazioni il ministero della Salute ha risposto al nostro giornale che “potrebbe essere considerata la possibilità di sostituire il Dehp con prodotti alternativi, tenendo conto dell’efficacia del trattamento, nonché del profilo tossicologico e delle proprietà dei materiali alternativi”. E nel frattempo? Possibile che i piccoli pazienti debbano ancora attendere? Il ministero ci spiega che le strutture del Servizio sanitario nazionale ora stanno chiedendo chiaramente dispositivi medici ftalati free.

E per chi non si fosse ancora adeguato? Il ministero assicura che divulgherà alle strutture del Ssn i recentissimi aggiornamenti forniti dallo Scen. Sperando che i medici (e le aziende che producono i dispositivi) si convincano che non esistono bambini di serie B.

 

 

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Daniela Molina

Daniela Molina