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Salva-banche, Imperatore: “Ecco come evitare i bond subordinati”

“Quello che sta succedendo con le quattro banche salvate dal governo è solo la punta dell’iceberg“. Ne è convinto Vincenzo Imperatore, ex manager bancario autore di due libri (“Io so e ho le prove” e il recente “Io vi accuso”, entrambi ed. Chiarelettere) che svelano verità e inganni del sistema bancario, invitando ogni consumatore ad essere davvero consapevole quando appone una firma su un foglio.

La consapevolezza, la reale informazione – è questo il punto – che manca alla quasi totalità dei clienti di tutte le banche. Lo sottolinea più volte Imperatore nella nostra chiacchierata, “è un problema che riguarda tutte le banche“.

Al centro della tempesta oggi ci sono le cosiddette obbligazioni subordinate. I clienti di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti che le avevano sottoscritte – circa 10.500 risparmiatori – investendo ogni loro risparmio – per un ammontare pari a 750 milioni di euro – si trovano oggi carta straccia in mano, anziché il buon investimento promesso consulente di fiducia. Cosa è successo?

Cosa sono le obbligazioni subordinate e come si riconoscono

“Le obbligazioni sono presiti emessi dalle banche per finanziarsi, e per loro natura comportano un certo rischio”, ci spiega Imperatore. “Ma quelle subordinate portano con sé un rischio ben più alto di quelle ordinarie, perché in caso di default, di fallimento, dell’ente emittente non sono privilegiate. L’ordine dei crediti, per legge, prevede infatti che siano appunto ‘subordinate’ a quelle ordinarie, le prime ad essere pagate e dunque maggiormente tutelate. E se non resta alcun capitale, è chiaro che sono di fatto azzerate. Carta straccia.
Per riconoscerle bisogna fare attenzione all’indicazione ‘SUB’ posta accanto al titolo obbligazionario.

Perché riempiono i portafogli di milioni di investitori

I dati elaborati per Repubblica da Prometeia ci informano che ci sono in circolazione ben 60 miliardi di euro impegnati in bond subordinati e che quelli delle 4 banche ammontano a “soli” 750 milioni (i quattro istituti costituiscono appena l’1% del mercato nazionale).
“C’è la madre di tutte le truffe di cui tener conto”, ci avverte Imparato. “Il collocamento di milioni di euro è stato effettuato attraverso la manipolazione del profilo di rischio. La direttiva europea Mifid, emanata a tutela del consumatore bancario, impone al consulente finanziario di ‘fotografare’ il profilo dell’investitore che ha davanti, se prudente o dinamico o, ancora, aggressivo, attraverso un questionario già predisposto che poi il cliente è chiamato a firmare. Da questo momento il consulente può operare per conto del cliente con investimenti che siano in linea con il profilo tracciato. La firma, consapevole o no, li mette al riparo da qualsiasi contestazione in tribunale. Ma come è stata apposta nessuno lo dice. Il consulente si guarda bene dall’informare pienamente il cliente, così come per le singole operazioni non esprime in dettaglio i rischi, fa vedere solo il lato buono dell’investimento. Se poi vuole vendere qualche strumento finanziario non in linea con il profilo tracciato, ecco che lo modifica, con una manipolazione ad arte, sottoponendo un nuovo e complesso foglio da far firmare quasi al buio. E questo vale per tutte le banche“.

Di fronte a una banca così aggressiva, cosa dice la legge?

“Le leggi ci sono, ma evidentemente non sono rispettate. Al momento del collocamento delle obbligazioni, la legge chiede che sia firmato dal cliente un prospetto informativo con le condizioni dell’investimento, ma questo documento è come il foglietto illustrativo dei medicinali, complesso e pieno di postille. Chi lo legge? La Consob poi vuole che quando si collocano i prodotti (che dunque sono ancora solo ordinati e non consegnati) la banca emittente, soprattutto se con rating basso, debba entro pochi giorni consegnare al cliente un secondo documento, il supplemento al prospetto, in cui vi sono le notizie più allarmanti sullo stato della banca. Da quel momento, il cliente ha 6 giorni per revocare l’ordine: è scritto ma nessuno glielo fa notare”.

La vigilanza resta sulla carta

“A Bankitalia compete il controllo sulle banche, e per le 4 di cui oggi si discute i campanelli d’allarme suonavano già da anni. Ma per sostituire i vertici ci sono voluti 2 anni. La Consob, poi, avrebbe dovuto vietare l’emissione dei titoli subordinati”.
E la cronaca ci dice che non l’ha fatto.

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carla tropia

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