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Adozione internazionale, il muro di gomma dell’Inps

Che la strada per adottare un bambino sia piena di ostacoli e lentezze lo sanno pure i sassi.

Le normative farraginose fanno spazientire anche le coppie più preparate ad affrontare il lungo iter adottivo, ma sono comunque tollerate perché rispondono a un’esigenza precisa: garantire la massima tutela del minore, individuando la migliore “nuova” famiglia possibile. Ma quando ci si mette la burocrazia ottusa, allora ogni razionalità crolla e davvero non si sa più che fare o che pensare.

Una lettrice ci ha scritto per raccontarci il suo calvario (irrisolto) con l’Inps.
“In procinto di partire per il Madagascar per perfezionare le pratiche per l’adozione internazionale ho scoperto di non poter chiedere il riconoscimento, da subito, dei mesi di maternità a copertura dei 3 mesi di permanenza nello stato estero, cosa che la legge prevede”. Inizia così lo sfogo della mamma adottiva che si è imbattuta in uno di quei paradossi che spesso la burocrazia italiana ci riserva: non può ottenere il congedo di maternità che la legge le concede perché “l’Inps mi richiede, per completare la pratica sul sistema informatico, alcuni dati sul provvedimento di adozione che a oggi non esiste ancora. In assenza di tali dati, l’Inps non rilascia il numero di protocollo e l’azienda per cui lavoro non può inserire in busta paga il mio stato reale (maternità)”.

Il problema, dunque, è questo: un modulo da completare su internet che chiede dei dati che ancora non esistono. E nessun “umano” con cui parlare. La pratica si svolge, infatti, solo on line. Come tentare di parlare con un muro.

Al centralino dell’Inps nessuno sa che dire, a uno sportello il suggerimento (a voce) è stato “regolarizzerà al ritorno”, mentre la risposta ufficiale ricevuta on line tramite il servizio “Inps risponde” si condensa tutta in una meccanica ripetizione di quello che prevede la legge (e il modulo Inps, ad esempio la data di inserimento del minore presso i genitori adottivi) senza entrare in alcun modo nel merito della questione posta dalla nostra lettrice. Insomma, non se ne esce.

Non potendo in alcun modo completare la pratica dell’Inps, la mamma adottiva è stata costretta a chiedere alla sua azienda un’aspettativa non retribuita, “che al ritorno in Italia proverò a convertire in permesso per maternità. Ma nel frattempo – conclude – non percepirò stipendio, che mi sarà versato successivamente, sempre che le pratiche vadano a buon fine”.

Il numero di dicembre de il Test, in edicola, ha dedicato uno speciale alle adozioni internazionali con l’iter burocratico da seguire, spiegato in 7 tappe.

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carla tropia

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