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Europa, un miele su 5 non è conforme alle norme

Una notizia buona e una cattiva. Si possono introdurre così i primi risultati di un campionamento svoltosi tra giugno e novembre di quest’anno (che si concluderà nel 2016) che mira a determinare il livello delle frodi alimentari nell’Unione europea con riferimento a due prodotti specifici: il miele e il pesce.

La ricerca, come riporta il sito foodnavigator.com, è stata estesa a tutti i 28 stati membri dell’Ue, nonché Svizzera e Norvegia e ha dimostrato che mentre i livelli di frode nei pesci nell’Unione europea sono scesi al di sotto del 6% (la buona notizia), per il miele la storia è diversa: il 19% (e forse anche fino al 32%) dei prodotti testati non è conforme alle norme alimentari europee (la brutta notizia).

 

IL MIELE

In tutto sono stati testati, tra giugno e novembre 2015, 2.237 mieli, sia monofloreali (il 61%) che millefiori (il 31%).
Quasi uno su cinque (il 19 %) non è risultato conforme alle norme europee in almeno uno dei quattro controlli cui è stato sottoposto e relativi a:
– parametri fisico-chimici, quali metodi di lavorazione
– origine
– contenuto di zucchero
– altri aspetti di etichettatura, come ad esempio l’utilizzo di indicazioni sulla salute non autorizzate.

Quasi un terzo (il 30%) dei prodotti fraudolenti era stato etichettato con l’origine botanica sbagliata e il 10% anche con l’origine geografica errata.

I livelli di non conformità sono dunque stati alti, ma non hanno sorpreso più di tanto gli addetti ai lavori. Secondo Fiona Dargie, responsabile della trasformazione dei prodotti alimentari della società di gestione del rischio Acoura in Scozia “la gente spesso associa le frodi alimentari con le carni rosse e il pesce bianco, ma non con il miele che è un alimento che molti ritengono completamente naturale”.

I risultati finali della ricerca sono attesi nel 2016, quando altri 1.200 campioni saranno analizzati con metodi ancora più avanzati.

 

IL PESCE

Buone notizie, come detto, arrivano invece dall’analisi dei prodotti ittici – condotta sempre nello stesso periodo – che ha fornito dati più confortanti rispetto a quella sul miele. Tra i 3.906 prodotti testati, sia trasformati che non trasformati, solo 232 (il 6%) non era conforme alle norme di etichettatura Ue.

La non conformità è stata leggermente più frequente nei campioni provenienti da posti d’ispezione frontalieri e di vendita al dettaglio, mentre pochi casi di irregolarità sono stati registrati tra i prodotti prelevati presso i mercati e gli operatori e celle frigorifere.

In assoluto, merluzzo e nasello hanno mostrato il maggior numero di campioni non conformi (rispettivamente 30 e 27), ma in percentuale i risultati peggiori li hanno dati il grouper (simile alla nostra cernia) (31%), la sogliola (24%) e la sogliola gialla (15 %).

Guardando i risultati specifici per paese, ci sono alcune aree preoccupanti, come Malta, Estonia e Lettonia, dove sono stati rilevati tassi di non conformità rispettivamente del 27%, 17% e 14%. Anche in Germania, più di un pesce su 10 (11%) era stato etichettato in modo errato.

All’altra estremità vi sono invece Lituania, Lussemburgo, Portogallo e Irlanda. Proprio da quest’ultima sono arrivati i risultati più positivi: se nel 2010 un merluzzo su quattro tratto da supermercati e ristoranti di Dublino era in realtà di una specie completamente diversa, tutti i 76 campioni prelevati tra giugno e novembre di quest’anno sono risultati correttamente etichettati.

I risultati confermano tra l’altro una ricerca pubblicata la settimana scorsa, secondo la quale su 1.563 prodotti da supermercato, prelevati in sei paesi dell’Unione europea, meno del 5% aveva un’etichettatura sbagliata (il che fa pensare a errori umani e non a frodi).

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