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Torna l’incubo del Sudan, il colorante cancerogeno

Torna lo spettro del colorante cancerogeno Sudan. Protagonista, grazie alle inchieste del Salvagente, di uno dei più grandi ritiri alimentari della storia italiana (era il 2003), il pericolosissimo prodotto che 12 anni fa aveva contaminato il peperoncino ora è tornato ad alimentare il massimo stato di attenzione attraverso i controlli dei sistema di allerta mondiale, dopo che è stato rintracciato negli oli di palma del Ghana. La funzione, ora come allora, è di colorare di rosso il prodotto, il pericolo, ovviamente, è identico, dato che per il Sudan non è previsto alcun limite di tolleranza: semplicemente la sua presenza non è tollerabile.

E in Italia, rivela il Fatto Alimentare, sono scattati i primi ritiri dopo che Belgio e  Paesi Bassi e indicavano il coinvolgimento dell’Italia nella distribuzione del prodotto. A trovarlo è stata la Asl di Reggio Emilia che ha riscontrato il colorante Sudan IV nel prodotto: “ZOMI OLIO DI PALMA 100% OLIO VERGINE” confezionato in bottiglia di plastica trasparente da un litro, prodotto da CARGEF GHANA LTD di Accra. La data di produzione riportata sulla bottiglia indica 16/02/2015 e TMC 15/02/2019.

Il prodotto, riferisce il Fatto Alimentare, campionato il 26 novembre 2015 presso il punto vendita “Asia e Africa Market 2 di Sun Xuzhen snc” è stato importato da CHARSAH TRADING con sede legale in via Vaciglio Nord 62/4 Modena. A seguito della non conformità rilevata la ASL ha provveduto al blocco del prodotto invenduto (23 confezioni) e ad attivare il richiamo al consumatore delle confezioni già vendute presso il dettagliante.

Al momento la vicenda non sembrerebbe avere la pericolosità del fenomeno di 12 anni fa, dato che il Sudan non è stato rintracciato in ingredienti di prodotti industriali. Ma l’attenzione delle autorità sanitarie è massima.

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Roberto Quintavalle

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