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La maxifrode dell’olio: ora si indaga sui danni per la salute

Non solo contraffatto ma pure nocivo. L’indagine del Corpo forestale dello Stato che ha portato al sequestro in Puglia di 7mila tonnellate di falso olio “100% italiano” oltre alla frode in commercio potrebbe presto concentrarsi anche sulla salubrità del prodotto stesso. “Le indagini della Forestale – si legge nel comunicato diramato ieri – continuano e sono mirate anche ad accertare la effettiva natura dell’olio extracomunitario e la sua genuinità“.

A caccia di sostanze contaminanti

Gli inquirenti, in altre parole, vogliono accertare se il maxisequestro effettuato tra Fasano, Grumo Appula e Monopoli, possa nascondere insidie, oltre che per le tasche, anche per la salute dei consumatori. Sappiamo che l’ingente quantativo di olio etichettato come made in Italy in realtà conteneva oli provenienti da paesi extracomunitari come Siria, Marocco, Tunisia e Turchia e in alcuni casi l’extravergine veniva imbottigliato attraverso la miscelazioni di oli raffinati. Condotte fraudolenti che fanno sorgere alcuni interrogativi. Il primo: qual è la qualità degli oli extracomunitari che venivano spacciati come “100% italiani” e che tipo di trattamenti hanno subito? E gli oli usati nella miscelazione e raffinati prima ad alte temperature e pressioni hanno sviluppato sostanze contaminanti? E se sì, che tipo di pericolo per la salute umana possono rappresentare?

Sei indagati

Tutti interrogativi che restano sul tappeto e che forse porteranno a un filone di indagine parallelo a quello legata alla maxitruffa del falso made in Italy per la quale sono indagate sei persone per i reati di frode in commercio e contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari, in concorso tra loro, tra i quali ci sarebbe anche il titolare dell’azienda Nicola Pantaleo Spa di Fasano che, raggiunta al telefono dal Test Salvagente, non ha voluto rilasciare dichiaraizoni.

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enrico cinotti

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