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Micropagamenti con bancomat. Ma le sanzioni?

Pagare il caffè al bar con il bancomat. Potrebbe essere presto possibile, grazie a un emendamento alla legge di stabilità presentato dal Pd e ora in discussione, assieme ad altre quasi 5mila modifiche, alla commissione Bilancio della Camera.

In pratica, l’emendamento, presentato da Sergio Boccadutri (Pd), mira ad abolire la soglia dei 30 euro sotto la quale i commercianti possono rifiutare i pagamenti elettronici. Permettendo così, al contrario, pagamenti tramite bancomat e carte di credito per somme anche inferiori a 5 euro.

Purché, però, “il costo del servizio non sia superiore ai costi che lo stesso beneficiario avrebbe sostenuto per l’accettazione del pagamento in contanti”, si legge nel testo presentato dal deputato del Pd.

L’emendamento ha subito suscitato opposte reazioni. I commercianti non ne sono affatto entusiasti, mentre per i suoi sostenitori rappresenta un ulteriore strumento per arginare i pagamenti in nero.

Certo, dopo l’introduzione dell’innalzamento della soglia dell’utilizzo del contante a 3mila euro (e la presentazione di un altro emendamento da parte della minoranza Pd per cancellare questa stessa norma), sembra esserci quantomeno un po’ di confusione nel governo.

“Vogliamo che i cittadini siano liberi di scegliere come pagare, in qualunque situazione”, spiega Boccadutri, ma l’impressione è che non si segua una linea precisa.

In ogni caso, comunque, il vero punto focale della questione è quello delle sanzioni.

Già da giugno dello scorso anno in effetti c’è l’obbligo per professionisti e imprese di accettare pagamenti elettronici per somme superiori ai 30 euro, e correlativamente, dunque, l’obbligo di munirsi di Pos. Ma quanti l’hanno fatto? In mancanza di una sanzione per punire i trasgressori, l’obbligo è rimasto pressocchè inascoltato.

E questo è lo stesso rischio che adesso corre l’emendamento Pd, ovvero quello di rimanere lettera morta se accanto all’imposizione di accettare micropagamenti in moneta elettronica non fosse prevista anche una multa per gli esercenti che non si dotano o non consentono di usare i Pos.

Altro rischio è quello che il costo del servizio Pos venga addossato al cliente finale, con un rincaro ingiustificato del prezzo del bene o servizio acquistato. Rischio che configurerebbe una pratica commerciale scorretta secondo la legge Cresci Italia 2.0 del 2012 che vieta di maggiorare i prezzi in caso di pagamento con moneta elettronica.

Ma che rapporto hanno gli italiani con i pagamenti elettronici? Non brillantissimo, secondo i dati della Cgia di Mestre. Ben 14 milioni di persone fanno spese solo in contanti; la media italiana delle transazioni è di 33 l’anno (contro le 160 di Gran Bretagna e Olanda); il valore medio delle operazioni è di 71 euro.

Insomma, la prassi di usare i contanti è dura a morire. Chissà che l’emendamento, una volta approvato, riesca a modificare le nostre abitudini, a tutto vantaggio della trasparenza e della tracciabilità dei pagamenti, grandi o piccoli che siano.

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carla tropia

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