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L’Aci contro i Comuni: il 50% delle multe vada alla sicurezza stradale

I Comuni investano in sicurezza, come prevede la legge”. È l’appello che ha lanciato il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani nell’ambito della 70a edizione della Conferenza del Traffico e della Circolazione. Il richiamo alla maggiore responsabilità da parte delle amministrazioni locali non è generico, ma punta a ottenere il pieno rispetto di una norma del codice della strada, che i Comuni fanno finta di non vedere.

Si tratta dell’art. 208, secondo cui almeno il 50% dei proventi delle multe deve essere reinvestito a favore della mobilità, ovvero per interventi di sostituzione, ammodernamento, potenziamento, messa a norma e manutenzione della segnaletica stradale, al potenziamento delle attività di controllo e ad altre finalità connesse al miglioramento della sicurezza stradale.

Ma i Comuni destinano questi fondi ad altri scopi, e alla fine è proprio la sicurezza stradale a rimetterci.

A dimostrarlo basta leggere i dati forniti proprio dall’Aci: se calano gli incidenti mortali in zone extraurbane, aumentano le vittime in città. Pedoni, ciclisti, motociclisti e automobilisti sono sempre più vulnerabili perché le strade urbane sono diventate più pericolose proprio a causa della carenza di segnaletica e di infrastrutture che dovrebbero garantire la sicurezza di tutti (nel Lazio gli incidenti rapportati alla popolazione sulle strade urbane sono aumentati del 25% dal 2000; in Campania addirittura del 70%).

Gli interventi di manutenzione e ammodernamento dovrebbero essere finanziati dalle entrate provenienti dalle multe, che tra l’altro negli anni sono notevolmente aumentate (del 21% negli ultimi sei anni secondo l’Aci). Ma per i Comuni, si sa, “il piatto piange” sempre e – come detto – utilizzano quelle entrate per fare ben altro.

Ora però l’Aci chiede che questo andazzo finisca e che quei proventi vadano dove la legge vuole, ovvero a realizzare gli interventi per mobilità e sicurezza.

 

SERVONO SANZIONI

L’Aci suggerisce al governo di cogliere l’occasione della discussione in parlamento del nuovo Codice della strada e introdurre pesanti sanzioni per le amministrazioni inadempienti. “Le norme ci sono, ma dobbiamo farle rispettare” ha chiarito Sticchi Damiani. E prevedere una sanzione pecuniaria consistente a carico dei Comuni “distratti” sembra l’unico deterrente alla loro violazione.

D’altro canto, secondo l’Aci non c’è più tempo da perdere: bisogna intervenire al più presto per migliorare, ad esempio, la sicurezza degli incroci a raso, da sostituire con le rotatorie, e gli attraversamenti pedonali, ancora troppo poco visibili. Migliorare la sicurezza permetterebbe di ridurre drasticamente l’incidentalità e, con essa, i costi sociali connessi che sono tutt’altro che trascurabili (oggi gli incidenti costano allo Stato 18 miliardi di euro).

 

LE REGIONI VIRTUOSE

Qualche isola felice, per fortuna, c’è. Secondo una ricerca della Fondazione Filippo Caracciolo – Centro Studi ACI, sul fronte del contenimento della spesa sociale legata all’incidentalità si comportano bene Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Veneto, mentre la maglia nera spetta a Campania, Puglia e Sicilia.

Se tutte le Regioni si fossero comportate come quelle più virtuose, l’Aci ha calcolato che dal 2001 a oggi l’Italia avrebbe risparmiato 27 miliardi di euro.

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carla tropia

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