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Ue, l’Italia ribadisce: “No all’etichetta a semaforo”

“Il sistema di etichettatura detto a semaforo è un sistema che a noi non piace perché induce a delle semplificazioni e porta a condannare cibi che noi sappiamo che sono sani“. Il Rappresentante permanente aggiunto italiano presso l’Ue, Giovanni Pugliese ha ribadito la contrarietà dell’Italia ieri a Bruxelles, durante il convegno “Come la tracciabilità può sbloccare il potenziale del settore agroalimentare in Europa”, su iniziativa dell’Enea e della Rappresentanza permanente italiana presso l’Ue.  L’etichetta a semaforo è un sistema che attraverso codici colorati, rosso, arancione e verde, dovrebbe indicare al consumatore il livello nutrizionale in grassi, zuccheri e sale del prodotto che si accingono ad acquistare.

Il sistema “cromatico” sulle confezioni è stato introdotto in Inghilterra e la Ue ha da tempo aperto una procedura di infrazione. La proposta di estendere l’etichetta a semaforo a tutta la Ue, sostenuta da un blocco di paesi del Nord Europa, è stata bocciata più volte dal Parlamento europeo, l’ultimo voto contrario c’è stato nel marzo scorso quando la Commissione Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare ha messo in discussione la base scientifica dei profili nutrizionali e bocciato il sistema inglese.

Durante il convegno di ieri è intervenuto anche Paolo De Castro, membro del Parlamento Europeo e relatore permanente per Expo 2015, che ha ricordato che tracciabilità è già obbligatoria nell’Ue, “e va distinta dall’etichettatura su cui si é fatto un passo avanti ma il lavoro non é finito. L’indicazione sui cibi della loro origine non è ancora estesa ai prodotti zootecnici trasformati e gli europarlamentari premono sull’esecutivo Ue affinché venga applicata almeno ai prodotti monoingrediente”.

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Ettore Cera

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