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Soldi dalla Coca Cola, l’Università del Colorado li restituisce

L’Università del Colorado School of Medicine prende le distanze dalla Coca Cola e annuncia la restituzione di 1 milione di dollari donati dall’azienda. La decisione è stata presa dopo la scoperta che il denaro era stato destinato a un gruppo di pressione che ha lo scopo di minimizzare il legame tra bevande analcoliche e obesità. I soldi erano stati donati, infatti, dalla Coca Cola, nel 2014, per sostenere la Global Energy Balance Network, un gruppo no-profit di scienziati che esorta la gente a concentrarsi maggiormente su attività fisica senza preoccuparsi troppo di ciò che mangia e beve.

Dopo la rivelazione, le critiche per l’imbarazzante legame finanziario tra il produttore di bibite zuccherate e l’Università sono state spietate, agitando il dubbio – più che legittimo – secondo cui la donazione sarebbe servita alla multinazionale per “orientare” la ricerca sull’obesità da parte di un gruppo di scienziati compiacenti pronti a mettere una parola buona (o anche far calare il silenzio) sul cibo spazzatura e a puntare il dito contro la mancanza di esercizio fisico.

Quello del sovrappeso è un problema particolarmente sentito negli Stati Uniti e gli strani “regali” della Coca Cola avevano già insospettito il New York Times che li aveva segnalati nel mese di agosto.

All’epoca la Coca Cola si difese sostenendo di aver speso quasi 120 milioni di dollari dal 2010 per sostenere la ricerca volta ad arginare il fenomeno dell’obesità. I destinatari dei fondi elargiti erano stati l’American Academy of Pediatrics e l’Accademia di Nutrizione e Dietetica, il più grande gruppo del paese di dietisti. Ma dopo il passo indietro dell’Università del Colorado, entrambi i gruppi hanno annunciato la chiusura di ogni rapporto con la Coca Cola.

Ma cosa ha fatto la Global Energy Balance Network per indurre l’Università a dire “no, grazie” al cospicuo finanziamento?

Intanto, in un video ha criticato “i media” che accusano fast food e bevande zuccherate di essere i principali responsabili dell’obesità, sostenendo invece che non vi sarebbe alcuna prova convincente di questo rapporto causa-effetto.

Ma ha anche lanciato una campagna su Facebook e Twitter, per promuovere l’esercizio fisico come la soluzione per malattie croniche e obesità, rimanendo invece in gran parte in silenzio sul cibo.

Marion Nestle, professore di nutrizione, studi alimentare e salute pubblica alla New York University, non ha avuto remore nel definire il gruppo di studiosi “un gruppo di facciata” per la Coca Cola che ha lo scopo di promuovere il messaggio che l’obesità è causata principalmente dalla mancanza di esercizio fisico, e non dal consumo eccessivo di cibo spazzatura.

Ma la marcia indietro dell’Università del Colorado è una buona notizia. E c’è chi auspica, a questo punto, che anche altri gruppi ne seguano l’esempio, ponendo fine ai loro rapporti finanziari con la multinazionale.

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carla tropia

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