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L’Indonesia brucia per fare posto alle palme da olio

Sono settimane che la regione indonesiana di Kalimantan brucia: una situazione insopportabile che minaccia la salute e la sopravvivenza di tutto l’ecosistema regionale. Come scriveva Left.it qualche giorno fa, fino ad adesso sono andati in fiamme 21mila chilometri quadrati di foreste e torbiere, l’equivalente della Slovenia.

Tra le cause principali degli incendi da più parti si segnala la deforestazione selvaggia che in Indonesia viene praticata da anni, con lo scopo principale di far posto alle piantagioni di palma al fine di estrarne l’olio, di cui l’Indonesia è il primo produttore mondiale, un ingrediente sempre più richiesto dall’industria alimentare, e non solo, internazionale. Un’accusa documentata in un video di Greenpeace in cui l’associazione ambientalista mostra il recente impianto di piantagioni di palma da olio al posto delle foreste torbiere distrutte dagli incendi.

“Questi incendi sono uno dei peggiori disastri che abbiano mai colpito il Paese: è impensabile che sia consentito trarre profitto da una tale crisi. Il Presidente indonesiano Joko Widodo deve impegnarsi urgentemente nel ripristino delle foreste distrutte, impedendo che altre palme da olio vengano piantate”, afferma Martina Borghi, campaigner Foreste di Greenpeace Italia.

“Non si può trarre profitto dalla distruzione delle foreste e dalla conseguente emergenza ambientale e sanitaria provocata dagli incendi, dal fumo e dalle ceneri che soffocano la regione” sostiene Greenpeace che al Governo indonesiano contesta anche il rifiuto di rendere pubbliche le mappe aggiornate che mostrino i siti di produzione di olio di palma e le concessioni forestali a norma, con dati relativi alla perdita di copertura arborea e foreste primarie.

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Valentina Corvino

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