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Conigli, allevamenti ultraintensivi e crudeli. La denuncia della Lav

Appena 12 settimane di vita tra strazi, sporcizia, sofferenze indicibili, per essere poi serviti sulle nostre tavole. È quello che subiscono milioni di conigli negli allevamenti ultraintensivi italiani, nell’indifferenza o la non consapevolezza di tanti.

Ora un video realizzato da Lav e Animal Equality ci costringe ad aprire gli occhi svelandoci una realtà cruda e violenta, del tutto ingiustificata: in allevamenti senza regole e senza controllo, con spazi risicati e condizioni igieniche precarie, esposti a ogni malattia, trascorrono queste 12 settimane di vita media i conigli destinati alle nostre tavole (in casa o in natura possono vivere fino a 12 anni). E dallo studio delle due associazioni animaliste apprendiamo anche che le fattrici vengono inseminate artificialmente durante tutta la loro vita, i piccoli strappati subito alla madre, e le malattie si diffondo con molta facilità. I cuccioli morti vengono gettati a terra senza alcuna considerazione, altri sono lasciati a morire di fame o, se malati, non vengono adeguatamente curati.

Il video mostra insomma una realtà difficile da immaginare nei suoi drammatici contorni, ma della quale adesso – grazie a questo video – tutti possiamo essere consapevoli. E possiamo contribuire a mettere fine alle sofferenze di questi animali. Per farlo, le due associazioni hanno lanciato il sito www.coraggioconiglio.it sul quale si può firmare la petizione per chiedere a Governo e Parlamento una legge che riconosca questi roditori come animali familiari, cui va garantita una tutela giuridica pari a quella di cani e gatti, a partire dal divieto di allevamento e macellazione.

Il video, che non ha precedenti, è il frutto di un lavoro molto complesso e delicato, portato a compimento da una squadra investigativa che si è infiltrata sotto copertura (utilizzando a volte anche telecamere nascoste) in alcuni grandi allevamenti Italiani dove ha registrato tutto ciò che avviene durante le fasi di allevamento, trasporto e macellazione. Lav e Animal Equality hanno voluto capire e raccontare quello che il sistema zootecnico tiene nascosto a tutti, prima di tutto ai consumatori.

 

I DATI DEL FENOMENO

A completamento del lavoro è stato realizzato anche un dossier, scaricabile dal sito, che contiene informazioni sul fenomeno. Leggendolo scopriamo ad esempio che in Italia produciamo la metà della carne di coniglio in Europa (262.500 tonnellate, in Europa sono 512.876 mentre la produzione cinese è di 735.000 tonnellate); e che ogni italiano consuma 2,6 kg di carne di questo animale, soprattutto nelle regioni del Centro Sud, con il record di 10 kg in Campania, mentre la media europea è di 1,5 kg.

Ma a parte questi dati, gli altri numeri del settore sono estremamente incerti e variabili a seconda della fonte di riferimento, a conferma del fatto che questo settore produttivo sfugge a reali controlli: ad esempio, quanti sono i conigli allevati? 11 milioni secondo il censimento Istat 2007, 70 milioni secondo Avitalia, 175 milioni secondo Faostat (2012).

E quelli macellati? Secondo Istat 2007 sono circa 30 milioni, secondo Avitalia sono circa 60 milioni, secondo il Censimento dell’Agricoltura Istat (2011) sono circa 23 milioni i conigli macellati in Italia; secondo la FAO (2012) sono circa 175 milioni.

Non c’è certezza neanche sul numero e il tipo di allevamenti. Secondo il Ministero dell’Agricoltura, il 35% della produzione di carne di coniglio proviene da 20.000 piccoli e piccolissimi allevamenti rurali con meno di 50 fattrici; il 65% è prodotto in 8.000 allevamenti intensivi con più di 100 fattrici. Ma i dati riportati da Avitalia e nel Censimento dell’Agricoltura Istat sono ben diversi e comunque nessun dato contiene il numero della miriade di piccoli allevamenti familiari sparsi nel paese.

 

SISTEMA “FUORI CONTROLLO”

Quel che è certo, invece, è che si tratta di un sistema senza regole (l’allevamento dei conigli non è disciplinato da norme sulle condizioni degli animali e non vi sono standard di riferimento circa i parametri di intensività) che alimenta un business tutt’altro che piccolo: in Italia l’intera filiera cunicola vale circa 805 milioni di euro (dati 2008).

E per assicurare la prosperità degli affari non si va per il sottile. La grande produzione italiana di carne di coniglio è frutto di “un sistema d’allevamento ultraintensivo che priva questi animali dei più semplici bisogni etologici – spiega Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality –, un processo produttivo tra i più agghiaccianti e per lo più sconosciuto, taciuto e incredibilmente tollerato, subìto da animali che non possono difendersi da chi li alleva, li trasporta e li macella. Si tratta di un sistema senza regole e fuori controllo. Con la nostra petizione vogliamo salvare oltre 30 milioni di conigli che ogni anno vengono allevati e uccisi in Italia: sono animali da amare e rispettare, non mangiateli!”.

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carla tropia

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