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Frutta, verdura e pesticidi: la “Sporca dozzina”

Le mele si confermano per il quinto anno consecutivo il frutto con più pesticidi. A dirlo è l’annuale rapporto con cui l’Environmental working group (Ewg) misura il livello di contaminazione di frutta e verdura. Per l’edizione 2015, l’associazione americana ha analizzato 32mila campioni per poi stilare una lista negativa, la “Sporca dozzina”, e una positiva “I 15 più puliti”.

L’Epa sotto accusa

Ma il rapporto va oltre la quota degli alimenti con il maggior numero di residui di antiparassitari e attacca l’Agenzia di protezione ambientale degli Stati Uniti (Epa) di non aver rispettato la legge del Congresso per la protezione della qualità alimentare del 1996, la legislazione ideata per proteggere i cittadini americani dalla contaminazione chimica degli alimenti. Per classificare i prodotti, gli analisti dell’EWG hanno utilizzato sei metriche, tra cui il numero totale di pesticidi rilevati su una coltura e la percentuale di campioni testati contenenti pesticidi: in generale, il 65% dei campioni è risultato positivo ai residui di pesticidi; un singolo grappolo d’uva conteneva 15 pesticidi diversi mentre solo l’1% dei campioni di avocado ha dimostrato di avere quantità rilevabili di pesticidi.

I migliori e i peggiori

In cima alla “Sporca Dozzina” ci sono le mele, seguono le pesche e le nettarine. Il cavolo e il peperoncino, invece, finiscono nella lista “Ancora più sporchi” perché sono risultati contaminati da insetticidi particolarmente tossici per la salute umana. Avocado, mais dolce e ananas, invece, occupano il podio de “I 15 più puliti”.

Consumare più biologico

La conclusione cui giunge l’Ewg è una raccomandazione a consumare quanto più possibile alimenti biologici che, per definizione, non contengono pesticidi. Questa indicazione è ancor più valida per i bambini che, secondo l’Accademia Americana di Pediatria, sono particolarmente esposti e sensibili agli effetti dei pesticidi accusati di incidere sul rischio di ammalarsi di tumore pediatrici, Parkinson e morbo di Alzheimer.

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Valentina Corvino

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