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Ilva, come è nato il più grande processo ambientale italiano

Non ci sarà Erin Brockovich, ma non mancano gli elementi per definirlo il più grande processo ambientale italiano. Più di quello di Casale Monferrato.

Sei anni di indagini, 47 imputati, un migliaio di parti civili, più di 100 avvocati e un’intera città che aspetta di sapere se chi ha inquinato per decenni sarà condannato insieme a chi, anche tra i politici, avrebbe fatto poco o nulla per evitarlo. L’Ilva di Taranto torna alla ribalta con la prima udienza (a rischio per un difetto di notifica a un imputato).

Tra i nomi in aula ce n’è per tutte le responsabilità: ci sono le responsabilità di Emilio Riva (deceduto), Nicola Riva e Fabio Riva (proprietari ed amministratori Ilva); c’è la politica con il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola (SEL); il Sindaco di Taranto Ippazio Stefano (SEL); l’ex Presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido (PD). Ci sono i due ex direttori dello stabilimento, Luigi Capogrosso ed Adolfo Buffo; l’ex addetto alle relazioni istituzionali dell’Ilva Girolamo Archiná; il direttore dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Puglia (ARPA) Giorgio Assennato.
Compito dell’accusa sarà dimostrare che tutti sapevano, che in cambio di qualcosa (soldi, favori, interessi economici o politici) hanno chiuso gli occhi sui rischi sanitari (o meglio sulle certezze di disastro ambientale) che stava correndo la città e in particolare il suo quartiere Tamburi. E che, per definirla come ha fatto il Gip Todisco, c’era un disegno criminoso, perpetrato attraverso concussione, favoreggiamento, concorso al disastro ambientale. Con costi umani altissimi: secondo la procura un totale di 11 550 morti, con una media di 1650 morti all’anno, soprattutto per cause cardiovascolari e respiratorie e 26 999 ricoveri, soprattutto per cause cardiache, respiratorie, e cerebrovascolari

Ma dove nasce  lo scandalo Ilva?

 

Il Salvagente, che lo aveva seguito in anni in cui ancora non faceva notizia, così ne riassumeva la genesi.

 

LE PRIME AVVISAGLIE SUGLI ALIMENTI

 

2008

Il 27 febbraio Peacelink presenta un esposto alla Procura: le analisi sui formaggi ottenuti dagli allevamenti che pascolano vicino all’impianto siderurgico rilevano concentrazioni di diossina e Pcb tre volte superiori ai limiti di legge. La Asl di Taranto ordina l’abbattimento di 1.300 capi di bestiame.

Le reazioni all’inquinamento sono però di non sollevare panico: “non si può fermare l’Ilva per per la smania di protagonismo di qualche ambientalista”, è questo l’atteggiamento di istituzioni e azienda.

2010

Il 23 febbraio un’ordinanza della Regione Puglia vieta il consumo del fegato di ovini e caprini allevati nel raggio di 20 km dall’area industriale di Taranto.

 

2011

Analisi commissionate dalla onlus Fondo antidiossina Taranto e da Peacelink evidenziano nelle cozze prelevate nel Mar Piccolo valori di diossina e Pcb fino a 13,5 picogrammi per grammo, contro un limite di legge di 8. La Asl di Taranto vieta il prelievo e la vendita delle cozze.

 

Aprile 2012

Arrivano le due perizie commissionate dalla procura. In 500 pagine la relazione dei chimici attesta che diossina e Pcb (policlorobifenili) rinvenuti negli animali abbattuti e nei terreni circostanti l’area industriale di Taranto sono riconducibili alle emissioni di fumi e polveri dello stabilimento Ilva.

La perizia epidemiologica afferma che in 13 anni sarebbero da imputare all’Ilva 386 decessi, 237 casi di tumore maligno, 247 eventi coronarici, 937 casi di ricovero ospedaliero per malattie respiratorie (in gran parte tra i bambini), 17 casi di tumore maligno in età pediatrica.

 

Luglio 2012

Il 26 luglio il Gip Patrizia Todisco decide il sequestro preventivo di 6 impianti della zona a caldo del sito e l’arresto cautelare (ai domiciliari) per 8 dirigenti dell’Ilva, inclusi Emilio Riva e suo figlio Nicola.

Un tavolo tra governo, Ilva e sindacati elenca gli interventi di bonifica da attuare nelle aree pubbliche della zona, per un valore di circa 336 milioni di euro.

I cittadini di Taranto sono divisi in due, chi sta con sindacati e governo per tenere aperto il sito, chi chiede di chiuderlo per tutelare prima la salute.

 

Agosto 2012

Il 2 agosto, la manifestazione dei sindacati confederali per la tutela del lavoro all’Ilva è interrotta dal “Comitato operai e cittadini liberi pensanti”, formato da operai dell’Ilva, cittadini, ambientalisti e rappresentanti dei centri sociali. Chiedono il rispetto del diritto alla salute prima di ogni altra cosa.

Il 3 agosto il Consiglio dei ministri approva l’avvio delle bonifiche nella città di Taranto decise negli anni passati ma mai avviate. La magistratura si prepara a decidere se togliere o confermare il sequestro dell’area a caldo del sito. Ma avvia nuove indagini su presunti condizionamenti dei controllori ambientali da parte di manager dell’Ilva.

Il resto è storia nota, fino al commissariamento del 4 giugno 2013. Quello che manca è il capitolo delle responsabilità. Quello che si apre oggi con un processo lugno e duro da digerire, che ci accompagnerà molto a lungo.

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Riccardo Quintili

Riccardo Quintili