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Tossine nelle cozze allevate in mare, rischio intossicazione

Il Rasff, sistema di allerta rapido comunitario, ha lanciato un allarme alimentare-sanitario che coinvolge l’Italia. Avviso ricevuto dal Ministero della Salute.

La segnalazione riguarda la presenza di un alto numero di “Diarroica Shellfish Poisoning” (DSP) acido okadaico (233 mg / kg – ppb) – superiore ai limiti consentiti – in cozze allevate in mare. La scoperta è avvenuta durante un controllo effettuato sul mercato che ha dunque determinato il ritiro dei prodotti contaminati.

 

I RISCHI PER LA SALUTE

L’ingestione che provoca l’avvelenamento diarroico non è letale, ma determina specifici effetti tossicologici di tipo gastrointestinale con nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, mal di testa e febbre.

Ma come avviene l’intossicazione? I molluschi cosiddetti filtratori (mitili, vongole, pettini, ostriche) si alimentano mediante la filtrazione di acqua e così possono accumulare al proprio interno microrganismi marini tossici (alghe tossiche).

L’uomo si intossica ingerendo i molluschi e la diffusione del fenomeno è facilitata dall’abitudine di consumarli crudi o poco cotti.

 

UN FENOMENO IN CRESCITA

Il problema tra l’altro sta assumendo sempre maggiore rilevanza dal punto di vista igienico-sanitario, a causa probabilmente del flusso commerciale internazionale dei molluschi che vengono posti in zone di stabulazione, oppure veicolati dal traffico navale, o dall’acqua di zavorra trasportata dalle navi.

In Italia, negli ultimi anni, è in particolare nel mare Adriatico che si è assistito alla proliferazione dell’alga (Dinophysis sp) produttrice della tossina DSP. L’aumento del fenomeno ha dunque reso necessario impostare una continua vigilanza sanitaria per la tutela della salute dei consumatori.

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carla tropia

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