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Turismo, verso l’abolizione della “parity rate”

«È una decisione che dà ragione al mercato e al buon senso e si completa il percorso iniziato dall’Antitrust ma timidamente lasciato metà». Così il direttore generale di Federalberghi, Alessandro Nucara, commenta l’emendamento approvato dalla Camera dei deputati al disegno di legge per il mercato e la concorrenza con il quale si afferma la possibilità di determinare liberamente il prezzo pubblicato sui siti internet degli alberghi, senza sottostare alle clausole di “parity rate” imposte dai portali di prenotazione.

La questione è stata sollevata lo scorso anno da Federalberghi che, dopo la pronuncia dell’Antitrust tedesco che aveva deciso l’abolizione di questa clausola perché vessatoria, aveva inviato una segnalazione alla nostra Autorità nella quale denunciava l’abuso di potere delle ‘Online travel agencies’ (Olta), in sostanza Booking.com ed Expedia.

Commissioni troppo alte e a pagare sono i consumatori

Tutto il malcontento, se così lo vogliamo chiamare, gira attorno alle commissioni che gli albergatori devono corrispondere alle Olta che non accennano a diminuire, nonostante oramai buona parte delle prenotazioni provengono dal web. E su chi grava il peso di queste commissioni? Sui consumatori, ovviamente.

Camere migliori e a prezzi migliori

Le cose possono funzionare in due modi. Il consumatore prenota un soggiorno sul sito di una di queste agenzie e lascia la carta di credito a garanzia ma nella sostanza il soggiorno lo paga in albergo. A fine mese le Olta emettono una fattura all’albergatore con la somma di tutte le commissioni. Oppure può accadere che il consumatore paga direttamente alle Olta che poi girano le somme all’albergatore al netto delle commissioni. Nell’uno e nell’altro caso la sostanza non cambia: queste commissioni sono esose e non scendono mai al di sotto del 30%. In soldoni, se una stanza d’albergo costa al consumatore 100 euro, 30 vanno all’agenzia online che ha fatto da intermediario. Si tratta di un meccanismo che fino ad oggi ha ben funzionato e che ha consentito, da un lato, agli albergatori di vendere con facilità le loro camere e, dall’altro, alle Olta di affermare il loro potere sul mercato. Ma adesso questo idillio inizia a svanire. Nei loro contratti commerciali, Booking.com ed Expedia – che gestiscono rispettivamente il 72,9% e il 17,7% delle prenotazioni online – hanno inserito entrambe una clausola che obbliga gli albergatori ad offrire loro il miglior trattamento possibile: «Siamo obbligati ad offrire loro i prezzi migliori e le camere migliori con la promessa di una maggiore visibilità che per noi significa certezza di vendere il prodotto» spiega Nucara. Questo implica che gli albergatori non possono vendere direttamente dal proprio sito le proprie camere offrendo un prezzo ancora più basso pena la rescissione del contratto e il crollo della visibilità: «Se offrissi ai clienti un last minute non avvalendomi dell’intermediazione delle Olta sarei contattato immediatamente da un impiegato che mi sollecita a rimettermi in riga. Questa e’ una distorsione bella e buona: è come se la GDO vietasse ai contadini di vendere le proprie mele direttamente ai consumatori impendendo a questi ultimi di beneficiare del risparmio che si ottiene saltando un’intermediazione. Invece ciò non accade e non vedo perché lo stesso concetto non debba valere anche per noi» aggiunge il direttore generale spiegando che «in questo modo le due principali Olta stanno abusando del loro potere di mercato per obbligare gli hotel ad accettare queste clausole o essere esclusi dall’utilizzo dei loro servizi. Se questo ciclo non sarà interrotto, i consumatori si vedranno negata la possibilità di godere di tutti i benefici della libera concorrenza». L’unica soluzione sarebbe offrire lo stesso last minute alle Olta le quali però non rinuncerebbero alla loro commissione. E i conti non tornerebbero.

La pronuncia dell’Antitrust

Sulla questione si era già espressa l’Antitrust con una decisione blanda e verso l a quale Federalberghi ha già presentato ricorso al Tar. In sostanza, la clausola del parity rate restava in vigore per i siti, mentre l’albergatore poteva decidere di vendere le stanze a tariffe inferiori su altri canali online, al telefono, per mail o direttamente al cliente che si presenta alla reception, ovviamente senza pagare la commissione al venditore telematico. Alcune strutture dei grandi gruppi avevano trovato un escamotage per aggirare la parity rate: far iscrivere i clienti a una sorta di programma fedeltà dal quale accedere a prezzi più bassi. Sotterfugi che se l’emendamento supererà il vaglio del Senato, non serviranno più.

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Valentina Corvino

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