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L’Europa vuole le Igp per i prodotti non alimentari. Con quali garanzie?

Vetro di murano, marmo di carrara, sapone di Marsiglia, cristallo di Boemia. Sono solo alcuni dei prodotti tipici artigianali che potrebbero essere protetti dalla denominazione europea Igp che il Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza.

Per  i consumatori non c’è che da sperare che le regole che usciranno da queste nuove Igp siano più stringenti delle attuali. Per evitare i casi come quelli dello speck Igp Altoatesino che viene prodotto con carne proveniente da aziende “prevalentemente germaniche, austriache, italiane, olandesi e danesi”, secondo quanto assicurato dallo stesso consorzio e a cui basta l’affumicamento della carne in Alto Adige, per l’indicazione geografica.

O quello della bresaola Igp della Valtellina, prodotta quasi esclusivamente con carne di zebù, un bovino sudamericano, proveniente da Brasile e Uruguay.

Il Test ha intervistato l’Europarlamentare francese Virginie Rozière (S&D, Socialisti europei) relatrice della proposta.

Rozière, il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione sulle Indicazioni geografiche Protette per i prodotti artigianali e non agricoli. Ci spiega di che si tratta?

Si tratta di una risoluzione per allargare le denominazioni oggi esistenti per i prodotti agricoli e alimentari come il vino o il formaggio. Lo scopo è estenderla a prodotti non alimentari come i tessuti, ceramiche etc. Le Igp nel settore agricolo hanno salvaguardato posti di lavori, protetto i prodotti e ristabilito fiducia nei consumatori.

Oggi non esiste una protezione europea per i prodotti non agricoli ma solo protezioni nazionali nei paesi (15 su 28) che ne hanno una. Ciò rappresenta un vero problema per le imprese perché dovrebbero chiedere un riconoscimento separato per ogni paese inoltre per i consumatori garantirebbe un livello di sicurezza maggiore quanto all’origine dei prodotti infatti oggi se si compra vetro di murano o del marmo di Carrara non si hanno garanzie che questo non provenga dall’altra parte del mondo. È quindi un problema che interessa le imprese locali e i consumatori.

Cosa succederà ora?

Il Parlamento Europeo ha adottato a larga maggioranza questo testo (più di 600 voti a favore) e in modo trasversale mostrando una chiara presa di posizione politica. Sta ora alla Commissione proporre una legislazione. Il Parlamento chiede alla Commissione di introdurla rapidamente perché questa relazione è solo l’ultima in ordine di tempo di una serie di iniziative che si iscrivono in un processo in cui la stessa Commissione ha già fatto la sua parte attraverso uno studio approfondito realizzato nel 2013 che mostra i vantaggi sia per consumatori che per le imprese di un tale sistema. C’è poi stata una consultazione con un libro verde nel 2014 che ha ottenuto una maggioranza risposte a favore (da artigiani, imprese e consumatori) per una legislazione in tal senso. Ora è arrivato anche il pronunciamento del Parlamento Europeo che va nella stessa direzione quindi abbiamo tutti gli elementi per un intervento legislativo della Commissione.

Con una maggioranza così vasta e il processo avviato dalla Commissione tutto sembra far credere che quest’ultima non avrà niente da obiettare…

Speriamo anche se è vero che oggi la Commissione Juncker è generalmente poco propensa a proporre nuova legislazione ma c’è anche da dire questo non è un testo vincolante ma solo opzionale per imprese locali che vogliono identificare la loro produzione. È un qualcosa in più per imprenditori e consumatori e non è un obbligo per tutte le imprese.

Nella relazione ci sono anche indicazioni sull’attuazione pratica e sui costi per gli imprenditori o sta alle legislazioni nazionali provvedere?

Abbiamo indicato di dare la parola alle imprese per definire il disciplinare di ogni prodotto perché queste li conoscono al meglio e bisogna coinvolgerle a livello locale. Dopodiché una volta che l’indicazione geografica sarà stata definita non deve essere troppo onerosa. Ci sono paesi che hanno già applicato nella loro legislazione questa protezione ad esempio la Francia e siamo su costi accettabili per le imprese (qualche centinaio di euro) ma non bisogna oltrepassare questo livello perché non bisogna dimenticare che nella maggioranza dei casi parliamo di piccole/medie imprese.

Abbiamo inoltre visto dalle Igp nel settore agricolo/alimentare come le imprese abbiano avuto più vantaggi che costi quindi penso che si possa trovare un meccanismo simile adatti ai bisogni di ogni realtà.

 

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Andrea D'Ambra

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