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L’Europa contro Big Pharma sui costi dei medicinali

Costi esorbitanti dei medicinali, mancanza di trasparenza, conflitti di interesse. Tre scogli talmente alti che potrebbero portare i diversi Paesi europei a vedere andare in crisi i propri sistemi sanitari, tanto da non poter più curare i propri cittadini.

Un allarme di cui si discute in Europa e sul quale è stata perfino presentata una risoluzione all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa dalla parlamentare socialista svizzera Liliane Maury Pasquier. Risoluzione approvata a larghissima maggioranza martedì a Strasburgo. Il Test ha incontrato la parlamentare svizzera.

Pasquier, da dove nasce la sua relazione?

È basata sull’osservazione del peso sempre più crescente sui sistemi sanitari nostri paesi del Consiglio d’Europa nonostante legislazioni diverse. Il timore è che si raggiunga un punto di non ritorno in cui gli Stati non potranno più garantire l’accesso a cure di qualità per le popolazioni. Dopo questa constatazione, per difendere gli interessi della salute pubblica ci siamo chiesti se questo aumento crescente del costo dei medicinali fosse legittimo o meno e abbiamo constatato di non avere gli elementi per poterlo sapere.

Quali gli ostacoli più grandi che ha dovuto affrontare nel confrontarsi con “big pharma”?

Ci rendiamo conto che non c’è trasparenza da parte dell’industria farmaceutica e che questa cerca più di massimizzare i profitti che di scoprire medicinali che cambino la vita delle persone anche perché – ed è stato confermato da numerosi studi – le vere innovazioni sono state molto rare negli ultimi anni mentre le aziende farmaceutiche si difendono sostenendo che i prezzi sono giustificati dagli alti costi legati alla ricerca e allo sviluppo dei nuovi farmaci.

La sua relazione affronta anche la questione dei conflitti di interesse. In quale modo?

Ci sono stati già alcuni progressi in particolare sulla dichiarazione dei legami di interesse ma resta il problema legato al fatto che mancano meccanismi di controllo. Non basta dire che qualcuno ha lavorato per tale laboratorio farmaceutico ma c’è bisogno che qualcuno verifichi le dichiarazioni per sapere se sono veritiere dopodiché se ci sono irregolarità bisogna comminare delle sanzioni.

In Italia l’altissimo costo del farmaco Sovaldi di Gilead ha portato tanti malati di epatite c a compiere veri e propri viaggi della sperenza verso l’India dove questo farmaco ha un prezzo molto più accessibile. Cosa ne pensa?

C’è da dire che il farmaco contro l’Epatite C è almeno realmente efficace e ha miglioramenti rispetto a medicinali precedenti ma per quanto riguarda i costi di Ricerca e Sviluppo questi restano sconosciuti.

Ad essere precisi l’impresa non li ha neanche sostenuti in quanto l’hanno comprato ad un’altra azienda.

Esatto, con un investimento iniziale di 11 miliardi di dollari per l’acquisto ma già nel secondo anno di attività hanno avuto 29 miliardi di dollari di fatturato solo da questo farmaco da cui possiamo dedurre il rapidissimo ritorno su investimento.

Quale può essere il ruolo dello Stato in tutto ciò?

Il problema nel negoziare un prezzo accettabile per i sistemi sanitari pubblici è dovuto al fatto che i costi di R&S non sono noti ma ciò che è ancora più grave è che spesso la ricerca è realizzata con fondi pubblici anche fino al 50%. Un grande investimento pubblico e nessun ritorno su investimento per lo Stato che investe sulla ricerca e che denota un grande squilibrio che non potrà essere risolto fino a quando non vi sarà trasparenza sui costi iniziali. Forse anche unendo le forze dei diversi paesi del Consiglio d’Europa che si potrà avere più potere e politiche più forte nei confronti di imprese farmaceutiche che sono potenti perché molto grandi.

Ora che è stata approvata la risoluzione cosa accadrà?

Pur restando con i piedi per terra, considerato che le risoluzioni dell’assemblea parlamentare non sono vincolanti, ma danno indicazione sui punti che riteniamo importanti. Sta ora ai parlamenti nazionali fare propri i punti della risoluzione e applicarli nei rispettivi paesi affinché la situazione cominci a cambiare. Questo può cominciare con la formazione dei medici e del personale sanitario, attraverso la sensibilizzazione ai conflitti di interessi che dovrebbe essere parte integrante di ogni formazione sanitaria. Lo Stato dovrebbe inoltre esigere la trasparenza dei costi di ricerca e sviluppo n cambio degli investimenti pubblici proteggendo la ricerca realizzata anche da start up ma sempre sotto l’egida del pubblico. Infine c’è la questione che non va sottovalutata relativa al potere negoziale sui farmaci con il rischio che diversamente l’industria farmaceutica finirà con uccidere la gallina dalle uova d’oro. Insomma una risoluzione che lancia una vera sfida su temi fondamentali per la salute pubblica e i cittadini che speriamo venga recepita nel nostro paese.

 


COSA CHIEDE LA RISOLUZIONE

 Una serie di misure che mirano ad incoraggiare l’industria farmaceutica a rispondere in modo più efficace ai bisogni di salute pubblica. In particolare:

  • la pubblicazione obbligatoria dei risultati di tutti i test clinici relativi ai nuovi medicinali

  • escludere delle persone con conflitti di interessi dal prendere decisioni sensibili

  • misure per evitare il ritardamento ingiustificato di ingresso sul mercato per i medicinali generici

  • sanzioni in percentuale al fatturato delle imprese farmaceutiche

  • alternative per superare l’attuale modello di innovazione farmaceutica basato sui brevetti

 

 

 

 

 

 

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Andrea D'Ambra

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